Mariuccia Diviacco / 9-22 marzo

IL PROFUMO DELL’ACQUA, I FIORI DELL’ANIMA
INAUGURAZIONE SABATO 9 MARZO ORE 18

Viole - acquerello cm 25x22

Viole – acquerello cm 25×22

Una pittura che emoziona
Di certo esistono molte tecniche pittoriche però l’acquarello è la tecnica più difficile in assoluto… ma anche la più onesta, perché non perdona errori e non permette compromessi.
Sembra che per Mariuccia Diviacco questo non sia mai stato un grosso problema: i suoi acquarelli emozionano, sono immagini che toccano prima di tutto il cuore ed invitano ad un suggestivo coinvolgimento che narra di una verità semplice e genuina che può nascere soltanto da una dote artistica integra e profonda.
Oltre al tema dei paesaggi marini rappresentati come percezioni di scorci tipici del territorio, un altro tema ricorrente è quello dei fiori, intessuti di grande armonia di colori e permeati di tutta quell’energia e tenerezza che sono intervenuti all’atto creativo.
Le sue opere, di massima immediatezza espressiva, sono imbastite di tratti delicati e testimoniano la bellezza della natura rendendo oltremodo la Diviacco un’attenta osservatrice del mondo che la circonda da lei interpretato in una chiave di esuberante sensibilità.
Perché è proprio questo il suo innato talento: realizzare una pittura che regali gioia a chi la fa e a chi la guarda.
Gabriella Dipietro

Rose rosa - acquerello cm 48x36

Rose rosa – acquerello cm 48×36

 All'ormeggio - acquerello cm 36x46

All’ormeggio – acquerello cm 36×46


Mariuccia Diviacco  Artista triestina autodidatta, appassionata di ogni forma di disegno e pittura sin dall’infanzia, impara negli anni a conoscere la magia e la forza della fusione del colore nell’acqua.
Ha ulteriormente affinato la tecnica dell’acquerello sotto la guida dell’artista statunitense Keith Achepol nel corso di una sessione di studio en plein air tenuto nel 1998 dall’artista statunitense a Venezia.
La partecipazione a varie collettive e concorsi a partire dagli anni settanta le ha permesso di ottenere riconoscimenti e segnalazioni. Ha tenuto a Trieste varie mostre personali ed il suo nome è presente a partire dal 1996 in almeno tre edizioni del Dizionario degli artisti di Trieste dell’Isontino dell’Istria e della Dalmazia curato da Claudio H. Martelli.

Due barche - acquerello cm 30x40

Due barche – acquerello cm 30×40

 Primavera - acquerello cm 29x22

Primavera – acquerello cm 29×22

 Riflessi - acquerello cm 30x18

Riflessi – acquerello cm 30×18

Quattro rose - acquerello cm 70x50

Quattro rose – acquerello cm 70×50

Livio Crovatto / 23 febbraio – 8 marzo

La bora si diverte

INAUGURAZIONE SABATO 23 FEBBRAIO ALLE ORE 18.00
Presentazione di Walter Chiereghin
Dall’Istria a Venezia… (passando per Trieste…)
La fotografia onesta di Livio Crovatto

Assume le caratteristiche di un’antologica la mostra delle immagini create nel tempo da Livio Crovatto, che ritorna con la presente occasione espositiva sui propri passi, proponendo una selezione di fotografie digitali estrapolata da tre diversi e successivi momenti della sua esperienza creativa con la fotocamera: Venezia e la sua laguna, l’Istria interna e la sua dimensione rurale, e il centro storico della sua città, Trieste, di recente fatto oggetto di un bel volume, «La più strana città», dove le immagini sono poste in relazione con brevi citazioni, in versi o in prosa, di alcuni autori che hanno contato nell’altra sua dimensione culturale, quella di uomo di Lettere.
L’esposizione si qualifica dunque come un’occasione stimolante per ripercorrere gli itinerari tracciati dall’autore all’interno delle tre straordinarie scenografie che gli si proponevano, aprendosi alle sue passeggiate. Seguendo il suo incedere, è possibile immaginarlo lento e assorto, impegnato a ricercare, tra quanto gli si presentava alla vista, lo scorcio in grado di conferire dinamicità alla scena, la campitura di colore più rispondente alle esigenze compositive ricercate, gli effetti chiaroscurali che offrissero un’aggiunta di profondità alla scena ritratta dall’obiettivo.
Per il visitatore della mostra accompagnare Crovatto nelle sue peregrinazioni attraverso gli spazi dei quali si è detto significa immergersi in una realtà antiretorica, quasi del tutto scevra del pericolo di ricercare inquadrature basate sull’esaltazione di elementi architettonici o naturalistici studiatamente spettacolari, una visione “feriale” dei soggetti ripresi, una narrazione basata sulla quotidianità, talvolta persino dimessa. È così che l’autore propone le sue immagini distillandole da una sua poetica cheta, serena e rasserenante, lontana da luccichii posticci e dalla ricerca spasmodica di facili effetti scenografici. Che sono talvolta ineliminabili, ma sui quali non si appoggia mai del tutto l’attenzione dell’artefice.
Tradotto in un diverso linguaggio, il risultato cui perviene il fotografo risulta in perfetta assonanza col dettato elaborato più di un secolo fa da un grande poeta, il maggiore tra i triestini, che asseriva che quanto rimane da fare ai poeti fosse una poesia onesta. L’impegno di Crovatto sembra oggi essere quello di tradurre quell’aurea indicazione, calandola in un diverso contesto creativo, nel suo onesto lavoro di fotografo.

Walter Chiereghin

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Livio Rosignano / 2-22 febbraio

INAUGURAZIONE SABATO 2 FEBBRAIO ALLE ORE 18

Sala di lettura cm.100 x 120 ( 2011)

Sala di lettura cm.100 x 120 (2011)

La pittura è un’arte che permette molti trucchi e spesso sono i trucchi a pagare ricchi dividendi.
Nella nostra vita abbiamo visto tanta gente che si buttava possibilmente in anticipo sull’ultima moda. Questa gente poi ha anche il coraggio di giustificare non con il pennello ma con la penna le ragioni del proprio saltabeccare.
Livio Rosignano è sempre stato Livio Rosignano. Ci conosciamo da una quarantina di anni, ha avuto i suoi cicli: del Carso, dei Caffè, degli Interni. Quando gli è sembrato di essere un po’ troppo lirico ha rafforzato i colori e, stufandosi di questi, ha alleggerito la tavolozza.
Anche senza leggere la firma tuttavia non ci si può sbagliare. Il titolo di nobiltà è la fedeltà a se stesso e alla sua arte.
Esisteva a Trieste un bar neutrale, bruttino, che si chiamava Moncenisio. I pittori erano i primi ad arrivare, poi seguivano gli attori del Piccolo al termine dello spettacolo, quindi si vedeva il vecchio Dino Dardi che veniva a salutare i “cocoli putei” e, intorno al tavolo principale, si raccoglievano avventori occasionali, contenti in fondo di poter partecipare, anche da una posizione marginale, alla vita della piccola bohème di Trieste.
Io ho conosciuto solo questa fase di Rosignano, Dequel, Sormani, Coloni, Cerne, Mimmo Lo Vecchio, Volontè, Savorani e altri di cui ho dimenticato il nome. Si parlava del mondo e dei dintorni e anche di pittura, poi il gruppo si spostava e il mattino arrivava presto.
Quando si sono spostati in un altro luogo, io già facevo il commesso viaggiatore e li ho visti poco.
Ogni tanto mi giungeva la notizia che qualcuno di loro si era trasferito a dipingere nei cieli. Ma quando incontro Livio mi sembra come se il tempo non fosse passato. Non è cambiato né lui, né la dolcezza dei suoi occhi, né il suo modo di vedere i quadri suoi e di altri.
Si potrebbe dire meglio, ma non di meglio di un vecchio amico.

Presentazione di Demetrio Volcic per una personale di Livio Rosignano alla galleria Rettori Tribbio realizzata nell’ottobre del 2000.

Ombrelli nella stanza cm 100x70 (1993)

Ombrelli nella stanza cm 100×70 (1993)

La donnina cm 100x130 (1988)

La donnina cm 100×130 (1988)

Fotoreporter cm 80x60

Fotoreporter cm 80×60