Nicola Sponza 14-27 novembre

Porticciolo di Muggia

Porticciolo di Muggia

La rassegna si può visitare da sabato 14 novembre, dalle ore 17.
Vista la particolare situazione contingente si informa che l’accesso sarà regolamentato, per cui i fruitori sono pregati di visitare la mostra nell’arco temporale della sua durata.

L’ultimo romantico
La pittura dello Sponza s’innesta degnamente – continuandone la gloriosa tradizione -in quella dei grandi tonalisti veneti, dal Guardi a Guglielmo Ciardi; ma con l’accenno alla nobile parentela non s’intende certamente escludere che questo artista di razza possegga perentorio un suo linguaggio diretto e attuale. Le sue opere rivelano, oltre che la decisa padronanza del mestiere, una maschia esuberanza che si risolve in plasticità di impasti e una singolare forza trasfiguratrice per cui cieli e laguna, campielli e piazze, case e scorci di strade urbane assumono dimensione nuova in una atmosfera pulsante, dilatantesi fuori dei limiti di una cornice.
Bruno Morini
(dalla presentazione della Mostra alla galleria “La Barcaccia”, Roma 1956)

Canale di Grado

Canale di Grado

Vaporetto a Muggia

Vaporetto a Muggia

Con i principi inculcati dalla mia famiglia patriarcale e gli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Atene, mi sento di fare parte del mondo etico-sentimentale del Romanticismo. Posto di fronte alla visione della realtà, dipingendo, subentra l’inconscio educato in quella tal maniera e, spontaneamente, vengo indotto a trasporre le mie emozioni in immagini pittoriche con esito figurativo. In tutti questi anni ho assistito alle molteplici sfilate dell’arte contemporanea e confesso che mi hanno lasciato scettico, indifferente. Non ho avvertito il bisogno di aderire a nessuna di esse. I miei interessi sono rivolti altrove. Ognuno affronta i propri problemi e si colloca nella società dei vivi a seconda di come è eticamente e psichicamente predisposto: io amo col sentimento e non con la ragione.
Nicola Sponza (da un’intervista del 1984)

Primavera carsica

Primavera carsica

Porticciolo a Sistiana

Porticciolo a Sistiana

Nicola Sponza nasce a Corfù il 19 ottobre 1914 da padre istriano e madre greca. Assolti gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Atene, dopo varie vicissitudini dovute all’esodo, rientra in Italia nel 1942. Per oltre cinquant’anni Trieste è stata la sua città, avendoci vissuto e lavorato, ma molte sono state le mostre personali anche al di fuori del capoluogo giuliano, tra cui alcune a Bari, Ancona, Ferrara, Gorizia, Grado, Milano, Montecatini, Napoli, Padova, Siena, Udine e Venezia.
Ha partecipato alla XXV Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, alla Quadriennale di Roma e di Torino nel 1951 ed a diverse manifestazioni e concorsi di pittura, ricevendo molti premi tra cui anche una medaglia d’oro del Presidente della Repubblica.
Nel corso degli anni ha operato per la pubblicità, la scenografia, l’arredamento e l’illustrazione. Oltre ad aver pubblicato diverse novelle, è stato anche autore di due libri: “Lorenzo Marin” e “Fra due bandiere”.
Tra gli ultimi riconoscimenti, va ricordato il premio “Una vita per l’arte” da parte del Lions Club Trieste Host, consegnatogli in occasione dell’ottantesimo compleanno. Sue opere figurano in varie collezioni pubbliche e private, in Italia e all’estero (Grecia, Belgio, Australia, Germania, Austria e Svizzera).
Pur minato da una grave malattia ha lavorato fino alla morte avvenuta a Trieste il 10 febbraio 1996.

Annamaria Frisone /
31 ottobre – 13 novembre

Rovigno, la signora col cagnolino

Rovigno, la signora col cagnolino

Da sabato 31 ottobre, ore 17.
Prolusione critica di Gabriella Dipietro

Romantiche armonie

Il mare è come la musica: contiene e suscita tutti i sogni dell’anima. Un pensiero espresso da Carl Gustav Jung nel testo “Ricordi sogni e riflessioni” e che ben si adatta al tema di questa nuova mostra di Annamaria Frisone.
Artista triestina, ha lavorato per trent’anni come insegnante e ad un certo punto della propria vita ha deciso che era giunto il momento di dedicarsi ad altro. È stato allora che ha preso in mano pennelli, tavolozza e colori, iniziando a dipingere con una forte carica emotiva unita ad una grande passione.
Di matrice realista, la Frisone rappresenta il suo mondo interiore con declinazioni espressive composte da una trama di linee armoniose, sinuose, accentuando un segno che non viene, per scelta personale, sfumato nei contorni, con il chiaro intento di creare una linea separatrice di piani e spazi differenti.
Fil rouge dell’evento è l’armonia: il suono, il ritmo, la musica del mare, si accordano intimamente alle personali sinfonie cromatiche della pittrice.
Nelle opere esposte, si percepisce anche un languore di sapore romantico, con momenti squisitamente evocativi di atmosfere ricche di fascino ed eleganza. Una narrazione di luoghi e momenti, dove il tempo è sospeso; dove, a volte, si ha la precisa sensazione di trovarsi immersi in un mondo epico narrato dall’animo dell’artista, quale affascinante fusione di ricordi, di viaggi, di reminiscenze storiche, sensazioni e sogni.
A partire dal 2017 la sua attività espositiva è divenuta più intensa. Si segnala la partecipazione a diverse manifestazioni collettive e mostre personali in ambito regionale, in particolare, a Trieste, Muggia, Monfalcone e Grado.
Gabriella Dipietro

 

Concerto

Concerto

Ulivo millenario

Ulivo millenario

Il faro

Il faro

Mediterraneo

Mediterraneo

Livia Bussi / 17-30 ottobre

La mostra si può visitare da sabato 17 ottobre, dalle ore 17.
Vista la particolare situazione contingente si informa che l’accesso sarà regolamentato, per cui i fruitori sono pregati di visitare la mostra nell’arco temporale della sua durata.
Prolusione critica di Marianna Accerboni

Meditazioni

Meditazioni

Frammenti
Schiva e onirica, ritorna sulla scena espositiva la pittrice triestina Livia Bussi con un corpus di opere del tutto inedite, realizzate a pastello nel 2020. Un’atmosfera silente, eppure vibrante di vita, caratterizza i delicati lavori su carta, in cui l’artista racconta se stessa e lascia intravvedere con la consueta discrezione le proprie emozioni. Una poetica malinconia e tanta dolcezza pervadono le immagini come una carezza cromatica in cui la luce, sapientemente modulata dalla sensibilità dell’artista, crea un contrappunto
capace di generare un notevole pathos nel fruitore.
Il racconto della Bussi pone spesso l’uomo di fronte al mare, che rappresenta l’infinito, ma anche la fuga e l’anelato ritorno. L’Istria dell’infanzia con i suoi borghi intatti nel
tempo e nella memoria, riappare con la sua voce antica e una natura rigogliosa, silente e amica, il cui ricordo s’intreccia con quello delle coste liguri e tirreniche.

Barcolana

Barcolana

La casa natia

La casa natia

Le figure e l’atteggiamento degli esseri umani che popolano il paesaggio suggeriscono uno stato d’animo un po’ rassegnato, che trova tuttavia serenità e consolazione
nell’intimità dei rapporti con i propri simili e con la natura stessa. Il mare che brilla, attraverso un chiaroscuro accentuato, alla luce del sole o della luna rappresenta, là in
fondo, una speranza, una via d’uscita, una luce che ci salverà, quando saremo saliti su quella nave ammiccante che sfila attraverso le case lungo il porto.
Elegantemente surreale, sottilmente magica e nel contempo autobiografica e forse liberatoria, la pittura della Bussi ci conduce in quell’empireo o limbo che si situa fra la
nostra coscienza e la realtà, quasi una meditazione zen per esorcizzare il male e sperare ancora di poter andare verso la luce. Un simbolismo iconico accompagna la sua arte,
come un canto delle sirene, ammaliante, seducente, quasi terapeutico, come se in un contesto atarassico il male si potesse smorzare e tradurre nella luce.
Sembra di entrare nel mondo dei Nabis, artisti che tra fine Ottocento e inizio Novecento percorsero la strada del Simbolismo, interpretando in modo molto personale, attraverso
un’accentuata flessuosità della linea e una notevole morbidezza cromatica, il lessico simbolista e dedicandosi anche alle arti applicate, come fece pure la Bussi, che per
un certo periodo si dedicò ai disegni per stoffe. Donando tuttavia una maggiore essenzialità al linguaggio Nabis, termine di origine ebraica, che non a caso allude ai profeti.
Marianna Accerboni

Temporale in arrivo

Temporale in arrivo

Vicolo

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