17 – 30 ottobre 2026

Radici segrete.
Retrospettiva di Annamaria Ducaton

Inaugurazione sabato 17 ottobre 2026, alle ore 18, con la presentazione di Gabriella Dipietro.

Il comizio

Ci sono luoghi e storie che non si lasciano alle spalle. Restano dentro, come radici nascoste, e continuano a rendere fertile la memoria anche quando la vita ci conduce in luoghi inaspettati.
La storia personale dell’artista Annamaria Ducaton è stata segnata sin dalla tenera età dalla perdita, dalla guerra, dal profondo legame con la madre Giannina.
La ricordo come una donna dallo sguardo fiero, diretto, con la sua caratteristica capigliatura corvina e indisciplinata, ma soprattutto come una pittrice che è riuscita a farsi percepire nella sua natura più intima e umana, laddove i ricordi della sua vita, i suoi “credo”, si sono trasformati in materia pittorica fatta di immagini, simboli e emozioni.
Le sue opere sembrano attraversare continuamente il confine fra ciò che si vede e ciò che soltanto si immagina. La realtà, nella sua pittura, si apre a un’inconsueta dimensione, dove la letteratura le offre storie, la musica l’armonia, la fotografia un divenire di volti cari che si confondono con la sua medesima sembianza.
È forse questo il tratto che continua ad affascinarci: Ducaton non ha dipinto soltanto ciò che conosceva, ma ciò che cercava di raggiungere oltre il visibile, proprio ascoltando quelle radici segrete che continuano tuttora incrollabili a sussurrare pure a noi… quella che lei è stata e sempre sarà.
Gabriella Dipietro

La congiura

Annamaria Ducaton (Trieste, 1936 – 2026) trascorse l’infanzia e parte dell’adolescenza nella villa di campagna dei nonni paterni in Friuli. Segnata dalla prematura scomparsa del padre, dalla guerra e dalla figura della madre Giannina, iniziò giovanissima lo studio della pittura a Trieste.
Già a 18 anni espose in mostre collettive a Trieste e in regione. Tra il 1960 e il 1966 partecipò agli incontri tra designer e industriali tessili a Busto Arsizio, collaborò con le Ceramiche S. Polo di Venezia e partecipò giovanissima all’XI Triennale di Milano, occupandosi anche di arredamento d’interni e grafica pubblicitaria.
Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta si orientò definitivamente verso l’arte figurativa, con forti tinte surrealiste e di realismo magico, unendo memoria personale, letteratura e simbolismo universale.

Milena è felice
Notte inquieta

Annamaria Ducaton / 13-16 maggio

Gregor Samsa

Gregor Samsa


Apertura sabato 13 maggio alle ore 18

Presentazione di Franco Rosso

ROSSO 

C’è un filo rosso che percorre trasversalmente le opere di Annamaria Ducaton esposte in questa rassegna. E’ un filo ideale, che è presente come impronta cromatica nelle singole opere, ma che contemporaneamente si percepisce come quel misterioso mezzo di connessione tra i sensi e gli ultrasensi presenti negli esseri umani. E già questo anticipa come l’artista coniughi materia e spirito, anzi come affidi proprio alla materia un valore spirituale, sapendo cogliere con i pennelli e i colori una riflessione sottile, fissando poi sulla dimensione piana della tela o della carta quello che è invece trascendentale. La materia è il vocabolario che la vita utilizza per esprimersi e diventa attraverso l’azione pittorica dell’artista una materia lirica che testimonia l’esistenza e la vita al cospetto dell’invisibile, al silenzio del nulla, alla magia e all’infinito.
Le opere della Ducaton traducono in forme e colori elementi di spiritualità, evocando nel contempo sentimenti e situazioni esistenziali, musiche e parole, visualizzando realtà interiori.
Lo fa con una mano che spontaneamente compone forme in un sofisticato intreccio di fantasia e realtà, di memoria del passato e di consapevolezza del presente, di emozioni suscitate dalla musica, dalla lettura, dal teatro, da luoghi lontani vissuti o immaginati.
Sono opere che accendono lampi luminosi su quel mistero che vive oltre le immagini proposte dalla vita: la Ducaton sa bene che la realtà si comporta diversamente quando non viene osservata.
E lei si tuffa in profondità, va sotto alla realtà accettata, osserva il cielo dall’alto, in una ricerca intellettuale costante e indefessa che lei interpreta come il luogo ideale per far collidere due sistemi di sapere, due differenti traiettorie, quella della scienza e quella dell’arte. Perché Annamaria Ducaton è da sempre impegnata con il visibile e l’invisibile, con il sapere e il non-sapere, e il fruitore può scoprire cosa nasconde di poetico, di etico e di sociale questa sua impostazione: può allora capire quanto l’immaginazione possa essere un ponte virtuoso tra scienza e arte.
L’artista affianca alla passione per la pittura l’entusiasmo per la conoscenza in tutte le sue forme, come possibilità espressiva dell’esplorazione di mondi, pensieri, magie, e proprio come una scienziata, sa che la ricerca continua da la possibilità di indagare l’infinito e l’incredibile archivio dell’universo.
L’impulso creativo sempre gli perviene dalla musica (in particolare da quella di Gustav Mahler), da quelle note che accompagnano da sempre la sua vita con una sinfonia che ha lasciato un’impronta nell’anima surrealista dell’artista, sempre protesa all’incanto, al sogno e a un mondo che sta al di là dei confini noti.
Con il suo lavoro Annamaria Ducaton ci ricorda che l’essere umano non può sperimentare una vita disgiunta dal corpo, ma neanche una vita materiale senza anima, e lo dice con l’onestà intellettuale di chi sa di non avere risposte preconfezionate che non potrebbero mai racchiudere la spiegazione della vita: però, attraverso la sua creatività dimostra di percepire la globalità dell’esistere, sottolineando il valore di materia e spirito che sono le due componenti senza le quali l’umanità è smarrita anche in mezzo alle vecchie e alle nuove e mirabolanti tecnologie. Allora è chiaro che il filo di connessione che connette il suo lavoro è rosso, proprio per simboleggiare la vita, la forza, l’energia, il coraggio e la vitalità che sono i suoi strumenti per difendersi dalla mediocrità e dalla volgarità della nostra contemporaneità, contrapponendo la sua eroica dedizione alla propria vocazione di artista.
Pensare, ricercare, immaginare permettono a Annamaria Ducaton di tenersi lontana dall’aridità del nostro tempo, coltivando l’importanza fondamentale della fantasia, dell’utopia e del pensiero per contribuire alla costruzione di una civiltà che offra all’essere umano mezzi di realizzazione e di speranza, esorcizzando il nulla, il malvagio e il falso che ci circonda.
Franco Rosso

Alberi rossi

Alberi rossi

Annamaria Ducaton / 1-14 dicembre

Silenzi di PAOLO QUAZZOLO

INAUGURAZIONE SABATO 1 DICEMBRE ALLE ORE 18

Il soggetto, impegnativo e complesso, per questa esposizione è stato suggerito all’autrice triestina in modo del tutto particolare: un’ispirazione improvvisa, una suggestione che ha condotto Annamaria Ducaton ad affrontare una profonda riflessione artistica su cosa sia il silenzio e, soprattutto, come esso possa essere rappresentato in modo figurativo.
Il termine “silenzio” assume, nella nostra cultura, numerose valenze e, in base all’ambito cui fa riferimento, si tinge di significati via via diversi. Nell’acustica, per esempio, il silenzio indica l’assenza di qualsiasi suono: situazione questa pressoché impossibile in un mondo – il nostro – ove, viceversa, il rumore appare dominare ogni azione. Ma il silenzio è anche una componente fondamentale della musica, laddove il suono è necessariamente accompagnato dalle pause che, con la loro durata, contribuiscono a dare il ritmo al brano musicale. Ma non solo: la pausa è sinonimo di attesa, crea tensione, prepara a un evento sonoro importante. E il silenzio, nella musica contemporanea, è stato capace di divenire protagonista assoluto, come accade nel celebre brano di John Cage 4’33”.
La pratica del silenzio è anche un fatto rituale, religioso: in questo contesto il tacere indica non solo e non tanto l’astensione dalla parola, ma soprattutto la ricerca di una pace interiore, la volontà di placare il tumultuoso flusso dei pensieri, il tentativo di concentrarsi sulla propria interiorità.
Il silenzio è anche giuridico, laddove la mancata espressione della volontà da parte di una persona o di un soggetto equivale al suo assenso o, nei procedimenti giudiziari, diviene una forma di protezione di cui può fare uso una persona sottoposta a interrogatorio.
Nell’ambito della comunicazione, infine, già i primi retori avevano compreso che il silenzio indica non solo l’assenza o la negazione di una volontà a comunicare con il prossimo, ma soprattutto diviene potente espressione di sentimenti nascosti, di emozioni, di concetti sottintesi eppure difficili da esprimere. Cicerone così come Seneca avevano sostenuto che un bravo oratore deve sapere non solo parlare in modo persuasivo, ma anche tacere al momento opportuno, onde conferire maggiore efficacia al proprio discorso. Ed è quanto ci hanno insegnato i professionisti della parola, ossia i drammaturghi e gli attori, che da sempre sanno dosare con grande sapienza il flusso del discorso e i silenzi che l’accompagnano.
Silenzio è dunque emozione, ricerca di se stessi, rispetto dell’altro, riflessione, volontà di scoprire tutto ciò che il suono e il rumore spesso portano via dall’esistenza di ogni giorno.
Con il concetto di “silenzio” si confronta, dunque, anche Annamaria Ducaton che propone una serie di interpretazioni di questo articolato tema, laddove il “silenzio”, metafisico e impalpabile, sembra assumere via via una personalità e una dimensione quasi corporea.
Punto di partenza dell’affascinante percorso proposto dall’artista, è la tela Cinque silenzi nella notte, ove il concetto di Silenzio si materializza e si presenta ai nostri occhi tramite una particolare forma a goccia, che ci accompagnerà per buona parte del percorso. Inserito in un universo sconfinato e luccicante di stelle, il Silenzio è quasi una sorta di sacco amniotico, all’interno del quale è contenuto il principio misterioso della Vita: negli spazi siderali dell’universo, il Silenzio vaga tranquillo, nella sua primordiale imperturbabile serenità.
E dall’universo il Silenzio sembra giungere a contatto con la dimensione umana: Le sentinelle ci propongono una struttura architettonica in cui predomina l’elemento armonioso dell’arco, attraversato da evanescenti forme di nuvola, che sembrano quasi sfondare la matericità della costruzione architettonica, per condurci verso gli infiniti spazi dell’anima.
A questo punto il Silenzio viene declinato dall’autrice nelle più differenti e suggestive situazioni, che ci conducono a riflettere e a confrontarci con significati metafisici. Silenzio a Gerusalemme, dai colori accesi, ci richiama a una città-simbolo per il mondo spirituale e religioso e ci guida a una meditazione dal sapore mistico. In Silenzio sul lago, una delicata forma quasi ectoplasmatica, attraversa la pace di un ambiente incantato. Suggestioni lontane richiama Silenzio nel deserto, mentre Silenzio nella terra evoca un senso di calma primordiale. Un sentimento di religiosità comunica invece Sentinelle del tempio, ove il Silenzio è sinonimo di raccoglimento e meditazione e dove, soprattutto, il protagonista si tinge di color oro, materiale non solo prezioso, ma soprattutto incorruttibile. L’oro torna nuovamente in Mistici silenzi e in Luce, ove l’incastonarsi del protagonista dentro elementi architettonici sembra quasi ricordarci che i rumori della civiltà nulla possono contro uno stato primordiale che tutto circonda e tutto assorbe. Ancora la natura domina in Silenzio in un campo di grano e Nel mare del silenzio, mentre un inaspettato e curioso accenno al mondo classico – ove ancora il silenzio non era stato sconvolto dai rumori della civiltà moderna – si ritrova in Presenze silenziose. Evanescenti nuvole incarnano il tema dell’esposizione in Movimenti silenziosi, mentre il suggestivo Nella notte, il Silenzio, ci riconduce verso dimensioni infinite, ove un sole lontano sembra guardare con curiosità a un Silenzio ormai padrone degli spazi.
Un percorso insolito, difficile e articolato, questo di Silenzi, con cui Annamaria Ducaton desidera farci riflettere, quasi a ricordarci che nella frenesia della vita contemporanea ciascuno di noi dovrebbe trovare uno spazio per fermarsi a meditare, per ritrovare se stesso e l’armonia, spesso spezzata, con il mondo che ci circonda. Perché, come diceva Leopardi, “Il silenzio è il linguaggio di tutte le forti passioni, dell’amore, dell’ira, della meraviglia, del timore”. 

BIOGRAFIA ANNAMARIA DUCATON
Vive e lavora a Trieste. Ha al suo attivo oltre 80 mostre personali e ha esposto giovanissima alla XI Triennale di Milano e in numerosissime mostre collettive.
Sue personali a Trieste, Gorizia, Udine, Trento, Milano, Torino, Roma, Bologna, Genova, S. Bonifacio (Verona), Brunico, Dobbiaco, Bolzano, Maniago, Salisburgo, Graz, Helsinki, Basilea, Stoccolma, Lubiana, Isola d’Istria, Terezin (Rep. Ceca), Venezuela, California.
Importanti i cicli ”La porta dell’anima” omaggio a Anna Frank, ”Kalevala” miti del Grande Nord,”La donna del mare” (Ibsen), Metamorfosi e ironie (Kafka), Gustav Mahler V Sinfonia e Das Lied von der Erde. Scenografie per Prokofiev, Cantico delle Creature, Magie Spagnole, Cuore.
Ha eseguito un murale (20 mq) all’interno della Cattedrale Nuestra Señora della Soledad, Venezuela.

Sue pubblicazioni:
1977 Proiezione di un’infanzia
1994 All’ombra del mango
2002 Amiche mie carissime
2008 113 gradini verso la felicità
2009 Affubulazioni
2011 Soledad, un enigma