Silvia Osojnik / 28 gennaio -10 febbraio

INAUGURAZIONE SABATO 28 GENNAIO ORE 18.00

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Il castello

Non lo so… O forse sì
“Anche se tu non hai piedi, scegli di viaggiare in te stesso
Come miniera di rubini sii aperto all’influsso dei raggi del sole”
(Rumi)

In paesaggi fantastici e surreali, fuori dal tempo e dallo spazio, costellati di infinite spirali e labirinti si muovono cavalieri che cercano di raggiungere la loro meta.
Ma nei labirinti è facile perdersi e le spirali non sono, per loro stessa natura, mai complete: iniziano all’infinito e si estendono all’infinito.
Forse il cavaliere non troverà mai la sua strada e non arriverà mai a conoscere quello che sta cercand… o forse si.
O. Giodaremi

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Il cavaliere

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La città nascosta

Silvia Osojnik è nata a Trieste dove si è laureata in biologia. Autodidatta, espone dagli anni Ottanta ed ha al suo attivo numerose collettive e personali in Italia e all’estero.
La sua è una pittura impegnata a fissare sulla tela sensazioni, emozioni ed intuizioni intellettuali che nascono da una grande passione per l’arte medioevale ed orientale.

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Labirinti

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Spirali dorate

 

Iryna Smitchkova / 17-30 dicembre

INAUGURAZIONE SABATO 17 DICEMBRE ALLE ORE 18

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Emozione d’oriente

Iryna Smitchkova è un’artista di origine russa formatasi presso le migliori scuole di pittura di Mosca; durante gli studi rimane incantata dalla magia e dalla raffinatezza dell’acquarello. Le opere esposte sono tutte alta espressione di questa tecnica che trae le sue origini da tempi antichissimi (i primi dipinti in acquarello si datano II secolo d.C. in Cina con motivi realizzati su seta).
L’esecuzione è di per sé una tecnica assai raffinata, dal momento che errori di realizzazione, difficilmente, e diversamente dalle altre tecniche pittoriche, possono essere corretti mediante la semplice sovrapposizione di altro colore.
In Europa il predecessore dell’acquarello può essere considerato l’affresco; tale tecnica permetteva all’ artista di realizzare degli effetti simili alla pittura d’acqua. Grazie alla scoperta di una particolare carta da disegno l’acquarello si diffuse come tecnica di pittura ad acqua nei secoli XII-XIII quando artisti di diversi Paesi iniziarono ad usarla.
Iryna Smitchkova prosegue il suo percorso artistico esprimendosi in una tecnica classico-realista tramite la quale le leggerissime tonalità di multistrati di colore sono pennellate sulla tela riuscendo a creare sfumature ricche di carattere ma rimanendo leggere, quasi trasparenti. Il colore sembra sia sospeso e le gradazioni di luce avvolgono la tavola creando atmosfere uniche. Questa tecnica di radici Italiane si può far risalire al XIX secolo.
I lavori esposti sono il riassunto di una parentesi di vita trascorsa dall’artista in Turchia (2013-2016) che dopo aver girato il mondo si ferma ad Ankara, dove rimane incantata dei profumi e dai colori di questa terra, che ha generosamente offerto a piene mani, colori, luci ed emozioni.
L’acquarello dell’artista si rivela gentile e dolce nel tocco quasi a contrastare il carattere forte e deciso della natura circostante.

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Ortensia bianca

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Cocomeri

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Brocca e melone

 

Luigi Forgini / 3-16 dicembre

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INAUGURAZIONE SABATO 3 DICEMBRE ALLE ORE 18

I colori di Trieste di Maria Cristina Andreutti

Dopo 45 anni di successi Luigi Forgini continua ad affascinare il suo pubblico con le immagini dolci e spettacolari di Trieste, gli scorci della sua storia, con i colori della sua natura. Ricordi di nevicate silenziose, sguardi su vecchie vie ricche di attività oggi scomparse, campagne inondate di sole e colore. Una gioia e una luce che permeano tutte le sue tele.
L’occhio dell’osservatore non può non essere attratto dalla dolcezza di un mare azzurro e sereno solcato dal lento ritmo di barche di pescatori, passeggiate di donne di inizio secolo in quelle strade che riconosciamo ancora da piccoli dettagli e che riusciamo ad immaginare attraversate da cavalli e carrozze.
La pittura è morbida, luminosa, la pennellata decisa ma attenta ai particolari, armoniosa, ricca di luce, esprime direttamente ciò che l’autore ha nel cuore e senza sensazionalismi arriva a toccare le corde della sensibilità del visitatore che si sofferma davanti a scorci di vita che furono. Un passato sempre permeato di dolcezza, di ottimismo, di gioia ed orgoglio per le proprie origini.

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Nato come allievo del Tosti, “pittore del sole”, Forgini ha mantenuto molte delle caratteristiche del suo maestro, ma senza dubbio le sue opere trasmettono emozioni che ci fanno percepire come vive le immagini rappresentate sulle sue tele.
In un mondo, anche artistico, in cui spesso al visitatore viene richiesto uno sforzo interpretativo, la pittura di Forgini ci fa tirare il fiato, rilassare, incantandoci davanti a tramonti o notturni più reali che mai.
Ritengo che in questa forma di pittura definibile come postimpressionista, ci siano tutti gli ingredienti per rinfrancare lo spirito, guardare Trieste e vederne solo le bellezze, lasciandosi trasportare da una sensazione interiore di serenità.
Credo ce ne sia bisogno oggi e credo che anche questo sia alla base del successo che ogni esposizione del Forgini riscuote tra il pubblico di tutte le età e di tutte le provenienze.

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