Luigi Forgini / 3-16 dicembre

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INAUGURAZIONE SABATO 3 DICEMBRE ALLE ORE 18

I colori di Trieste di Maria Cristina Andreutti

Dopo 45 anni di successi Luigi Forgini continua ad affascinare il suo pubblico con le immagini dolci e spettacolari di Trieste, gli scorci della sua storia, con i colori della sua natura. Ricordi di nevicate silenziose, sguardi su vecchie vie ricche di attività oggi scomparse, campagne inondate di sole e colore. Una gioia e una luce che permeano tutte le sue tele.
L’occhio dell’osservatore non può non essere attratto dalla dolcezza di un mare azzurro e sereno solcato dal lento ritmo di barche di pescatori, passeggiate di donne di inizio secolo in quelle strade che riconosciamo ancora da piccoli dettagli e che riusciamo ad immaginare attraversate da cavalli e carrozze.
La pittura è morbida, luminosa, la pennellata decisa ma attenta ai particolari, armoniosa, ricca di luce, esprime direttamente ciò che l’autore ha nel cuore e senza sensazionalismi arriva a toccare le corde della sensibilità del visitatore che si sofferma davanti a scorci di vita che furono. Un passato sempre permeato di dolcezza, di ottimismo, di gioia ed orgoglio per le proprie origini.

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Nato come allievo del Tosti, “pittore del sole”, Forgini ha mantenuto molte delle caratteristiche del suo maestro, ma senza dubbio le sue opere trasmettono emozioni che ci fanno percepire come vive le immagini rappresentate sulle sue tele.
In un mondo, anche artistico, in cui spesso al visitatore viene richiesto uno sforzo interpretativo, la pittura di Forgini ci fa tirare il fiato, rilassare, incantandoci davanti a tramonti o notturni più reali che mai.
Ritengo che in questa forma di pittura definibile come postimpressionista, ci siano tutti gli ingredienti per rinfrancare lo spirito, guardare Trieste e vederne solo le bellezze, lasciandosi trasportare da una sensazione interiore di serenità.
Credo ce ne sia bisogno oggi e credo che anche questo sia alla base del successo che ogni esposizione del Forgini riscuote tra il pubblico di tutte le età e di tutte le provenienze.

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Oreste Dequel /
19 novembre – 2 dicembre

INAUGURAZIONE SABATO 19 NOVEMBRE ALLE ORE 18.

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Due figure

Non temo di spingermi troppo oltre affermando che alcune delle sue realizzazioni sono nella scala dei giganti, ch’esse possono confrontarsi con le opere degli anonimi dell’Isola di Pasqua, delle Indie arcaiche, o dell’Egitto faraonico. Qualcuno dei suoi personaggi, uomini o animali, ci “appare” come l’emanazione d’una divinità sovrana ed io non conosco che pochissimi scultori che siano stati così profondi come Dequel nell’osservazione dell’animale, al fine di rivelarci un po’ del suo sconcertante mistero. Andrè Verdet – Saint Paul de Vence (Francia)

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Torello

Perciò il lavoro artistico di Oreste Dequel, germinato dalla riconsiderazione della mitica e favolosa arcaicità mediterranea e innervato degli interrogativi di una dimensione esotica e lontana, propone positivamente a tutti noi una nicchia segreta di liberatoria creatività e fantasia, come alternativa all’incomunicabilità e all’alienazione e come viatico affidabile per il raggiungimento della felicità.
Sergio Molesi – Trieste

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Due gatti

Oreste Dequel nasce a Capodistria nel 1923 (quando la città era ancora italiana). Dequel si trasferì a Trieste nel 1945 e quindi passò definitivamente a Roma nel 1960. La sua casa a Trastevere fu però “la casa dell’eterno ritorno”, perché l’artista per tutta la vita viaggiò e lavorò in tutti i continenti. Uomo colto e curioso del mondo, passava le estati a Vence en Provence, lavorando a turno in vari paesi, specie negli Stati Uniti. Qui insegnò al Contemporary Art Workshop di Chicago (1969) e dal 1973 tenne la cattedra di Belle Arti all’Università di Iowa City. Le sue mostre sono state per gran parte all’estero: da New York a Londra, da Sidney a Zurigo. Per due anni (1979-1980) tenne anche la cattedra all’Accademia Internazionale di Salisburgo. Muore prematuramente a Roma nel 1985.

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Figura in piedi

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Saltimbanco

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Amanti

Claudia Raza / 5 – 18 novembre

INAUGURAZIONE SABATO 5 NOVEMBRE ALLE ORE 18.

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Impressione sul lago

Dialogo con la natura di Franco Rosso

Claudia Raza, artista eclettica che si esprime creativamente attraverso la pittura, l’incisione e la poesia, in questa rassegna propone un ciclo di lavori che testimoniano il suo perenne dialogo con la natura, che lei intende come un territorio dell’anima e come un ambito poetico. I debiti estetici della Raza conducono a Gorky e ad Hartung: quelli nei confronti delle origini portano alla foce del Timavo, territorio che lei ama e che per lei è fonte di ispiraione. Anche questi acrilici su tela e gli acquarelli su carta testimoniano come l’agire artistico per la Raza rimanga una fissazione del sentimento, una memorizzazione di ricordi, una simulazione di pensieri che suscitano sottili inquietudini. Attraverso gli acrilici la natura acquista forza e sembra parlare e gridare, con gli acquarelli le immagini evocano fantasie nascoste e provocazioni esistenziali: i due medium espressivi coniugano una narrazione che racconta la forza della natura e il suo perenne rigenerarsi indifferente alla presenza dell’uomo. Gli intrecci, i graffiti di linee filiformi che si annodano e si liberano formando inaspettati grovigli simboleggiano gabbie fantastiche di fili arborei che si piegano come fili d’erba al vento, assumendo la funzione di metafora della fragilità dell’uomo contemporaneo.

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Angolo palustre

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Inverno

Ogni quadro rimanda una atmosfera nella quale sembra regnare il silenzio, leggeri soffi di vento e ritmi impercettibili. Ma la natura stessa è maestra di suoni e di silenzi: e la Raza attraverso la pittura sembra sostituire le parole con un messaggio muto che punta direttamente all’intelligenza, alla sensibilità e al cuore del fruitore, quasi un invito alla bellezza attraverso un percorso di essenzialità Ogni opera, allora, racchiude un messaggio che può espandersi in un discorso interiore, proprio riproponendo la valenza estetica e contemporaneamente etica della natura. In un’epoca in cui il superfluo si propone come la più importante necessità ed il silenzio viene osteggiato, quasi fosse un difetto di fabbricazione, il riproporre un dialogo con la natura attraverso una silenziosa declinazione creativa ha l’effetto di indurci a cercare risposte alle domande che ognuno di noi prova di fronte ai colori degli arbusti, dei prati e delle rocce e al rinnovarsi del mistero che la natura porta con se. Le visioni di Claudia Raza rimandano a memorie per parlare dell’amore per la natura e per ricordarci la precarietà e la complessità dell’esistenza, mentre l’incedere della luce attraverso l’ondeggiare degli arbusti crea impalpabili atmosfere e la vibrazione di una profonda e personale emozione. Ci ricordano anche che la vita dell’uomo sta dentro la vita della natura: e ce lo dicono con quell’eleganza spirituale che diventa pensiero, capacità di comunicare le emozioni, ricerca del bello, attenzione alla dimensione umana dell’esistenza.

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Verdi sponde

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Canneti al vento

Claudia Raza  Attiva dal 1978, annovera più di 80 mostre personali e oltre 500 collettive in Italia, Slovenia, Austria, Spagna, Inghilterra, Francia, Svizzera. Brasile e Giappone. Nata a Cividale del Friuli, si è avvicinata alla pittura seguendo i corsi di importanti Maestri e successivamente approfondisce le tecniche dell’incisione frequentando a Venezia la Scuola Internazionale di Grafica, per poi partecipare alla fondazione della stamperia “Tintoretto”. Claudia Raza è attiva anche come insegnante di grafica e di pittura , ha illustrato libri e collaborato alla scenografia con opere diaproiettate del dramma sacro “La Visione di Hildegarda” per il Teatro Bon di Udine. Affianca al raffinato gesto pittorico il linguaggio della poesia: ha pubblicato “Sottili Inquietudini” (Edizioni Il Murice) e “Sottili Inquietudini 2” (Circolo Italo Austriaco di Trieste) tradotto anche in tedesco e sloveno; “Inciso è ogni gesto” (Hammerle Editori – Trieste); “Parole scritte” (FrancoRosso Editore – Trieste).