Dipietro – Staurini /
22 ottobre – 4 novembre

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Carlo Staurini, Paint your life

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Gabriella Dipietro, La bella Norina

INAUGURAZIONE SABATO 22 OTTOBRE ALE ORE 18
con la partecipazione di Maxino

Ciak… si dipinge!
di Walter Chiereghin

Gabriella Dipietro e Carlo Staurini hanno trovato un’area d’intersezione nelle rispettive tematiche delle opere presentate in questa “doppia personale”, un’area riservata al cinema e in particolare quello del musical, da Hair, a Cats al Rocky Horror Picture Show. Se l’intento è stato quello di trovare una comunanza, forse si è trattato di uno scrupolo superfluo, perché anche il più sprovveduto visitatore, gettato appena uno sguardo alla sala si rende conto subito di una profonda consonanza tra i due autori, frutto probabilmente di una formazione almeno in parte condivisa, quella rigorosa della scuola di Livio Možina, ma anche una sedimentata voglia di esprimersi per mezzo della luce e dei colori, un’esigenza interiore che non può trovare sfogo né concretezza se non su una superficie dipinta e, nella fattispecie, dipinta con esplicito intento narrativo e secondo le modalità interpretative di un realismo virtuoso e sconfinante nell’iperrealismo. Ma se è autentica e immediatamente percepibile tale ineludibile contiguità tra i due artisti, è anche vero il contrario, ossia che ciascuno dei due, pur partendo da un’esperienza formativa comune e da tecniche di realizzazione uguali, perviene a una sua modalità di esprimersi del tutto personale e riconoscibile.

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Carlo Stautrini, A che ora chiami

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Carlo Staurini, Aspettando la telenovela

Così nelle opere di Carlo Staurini è rinvenibile un autentico prolungato interesse per la natura, soprattutto per il mondo degli animali, spesso restituiti sulla tela con nitida precisione ma, anche, in posture o contesti antropomorfi, cui si associa un altrettanto autentico e prolungato studio della Storia dell’Arte, che dissemina in molte opere dell’autore triestino immagini-culto dei grandi maestri del passato, da Vermeer a Michelangelo, a Grant Wood. Operazione di recupero ed omaggio compiuto con l’umiltà del copista, ma anche con l’ironia dissacrante di chi intende “reinventare” capolavori del passato inserendoli in surreali contesti che – lungi da intenzioni irridenti – testimoniano al contrario di una partecipe attenzione per quanto di grande ci ha preceduto, dalla Nike di Samotracia alla volta della Sistina.

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Gabriella Dipietro, Magazzino 18

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Gabriella Dipietro, Ofelia

Gabriella Dipietro declina al femminile un’analoga passione per la cultura, che si esercita però in buona parte delle sue opere – e in particolare in quasi tutte quelle esibite in quest’occasione – entro suggestioni derivanti dalla lettura di testi letterari o teatrali in cui l’attenzione è rivolta alla figura umana, quasi sempre femminile, protagonista assoluta dei dipinti. Il saldo ancoraggio delle visioni rappresentate sulle tele a personaggi e circostanze della più alta tradizione letteraria espande, per così dire, il contenuto emozionale dell’opera che implicitamente chiama al suo fianco Euripide, o Ibsen o chi per loro, in tal modo dilatandosi ben al di là delle cornici che ne delimitano il perimetro. Nei soli due casi in cui viene meno questo rapporto simbiotico tra opera pittorica e opera letteraria, nei ritratti cioè della madre, è l’intensità dell’affetto e la saldezza del vincolo emotivo che parlano direttamente a chi guarda, senza la necessità di citare testi di poesia, per l’universalità della condizione di chi gode o ha goduto dell’intenso rapporto tra madre e figlio.

Bonifacio / Di Gregoli / Iurin
Marottoli / Staurini / 2-15 novembre

INAUGURAZIONE SABATO 2 NOVEMBRE ALLE ORE 18

Tutti i colori del reale di Walter Chiereghin

“Iperrealismo” è la parola che viene spontanea alle labbra osservando la pittura declinata in cinque varianti, a prima vista impercettibili, da Paolo Bonifacio, Antonio Di Gregoli, Claudio Iurin, Ida Marottoli e Carlo Staurini. Poi, osservando meglio, si comprende come la definizione del movimento artistico importato qui dall’America quaranta e più anni fa, non riesca a contenere tutto il microcosmo della produzione di questi autori, accomunati dal condiviso apprendistato della scuola di Livio Možina che, con crescente successo, forma pittori di ogni età nel suo atelier, presso la Galleria Rettori Tribbio, non casualmente sede anche di questa collettiva per più versi pregna d’interesse.
È opportuno considerare con circospezione il termine iperrealista, non perché il lavoro di questi autori non si rifaccia ad alcune tecniche fatte proprie dal movimento sorto negli USA, prima tra tutte l’utilizzo della fotografia come dato visivo di partenza per l’elaborazione dell’immagine, ma semplicemente perché il realismo cui sembrano ispirarsi affonda le sue radici in un territorio che è assai più vasto, al punto da includere alcune delle pagine più luminose della nostra storia dell’arte, a partire dal Quattrocento e dal Rinascimento, e poi via, fino ad arrivare al Novecento, agli esiti del Realismo, del Realismo magico, del Neorealismo, cioè a dire di tutti quei movimenti e correnti artistiche che nel corso di secoli di storia si sono ispirati all’esigenza di raffigurare il reale, consacrando a questo lavoro di riproduzione dell’oggetto un’inesausta ricerca formale che a volte accentuava altre volte sfumava la propria pretesa di rappresentazione “oggettiva” della realtà. Continua a leggere