Viviana Zinetti / 8-21 settembre

Tamara De Lempicka - Ragazza in verde con guanti 70x50

Tamara De Lempicka – Ragazza in verde con guanti

INAUGURAZIONE SABATO 8 SETTEMBRE ALLE ORE 18.00
Prolusione critica di Maria Grazia Mora
e la partecipazione straordinaria del chitarrista Paolo Maineri.

Faux D’Auteur

Le mostre della Viviana Zinetti pittrice ci rapiscono al primo colpo d’occhio in una prospettiva di magia poetica e malia scenica. Viviamo, respiriamo la bellezza con tutti i nostri sensi come se i dipinti emanassero, assieme all’intenso cromatismo, la brillantezza di aromi musicali.
Un pennello che danza attraverso il tempo nel nostro tempo, capace di volteggiare sulle punte come la Viviana ballerina classica.
Ecco nascere dalla passione innata, coltivata negli studi artistici della giovinezza, da un intenso, accurato, tenace lavoro i suoi intarsi pittorici con rimandi a opere che hanno scandito la storia dell’arte. I quadri sul Tango e i Faux D’Auteur, i cosiddetti falsi d’autore.
Questa è la sua settima mostra personale dopo quelle realizzate a Trieste, Monfalcone e Torino. Il fascino, la malia si ripropongono in un’ inconscia cura dell’anima.
Nell’unione dell’uomo con l’arte c’è la dissoluzione della paura dell’umana sorte, della morte, c’è l’energia creatrice che fa girare anche ciò che c’inganna e come vero appare!
“Ciò che c’inganna e come vero appare!” E’ vero oppure è falso?!
E’ autentica creazione artistica oppure è una statica riproduzione del lascito di un tempo che non può ritornare se non in un candore della memoria?
O addirittura il problema non esiste perché, platonicamente, siamo apparenza e quindi tutto è una copia.
Ma qui, in questa affascinante mostra di Viviana Zinetti dei Faux D’Auteur, la risposta è tutt’altro.
Una copia dell’opera di un grande autore rappresenta un percorso sublime di studio, è un penetrare attraverso la riproduzione dell’originale la stessa ispirazione, è svelare il mistero dell’inclinazione, della vocazione del primo artista e del suo interlocutore, che non è il secondo, ma l’originale rivissuto.
E’ la conquista di una rivelazione!
Viviana Zinetti con le sue opere rappresenta il patrimonio di questa rivelazione!
Ecco perché esistono copisti di fama internazionale e nei grandi musei quali la National Gallery, il Metropolitan Museum e altri ancora ci sono cavalletti destinati ai copisti disseminati un po’ dovunque. E comunque il termine copista è inadeguato, perché limita il valore dell’opera d’arte rivissuta con tanta dedizione da divenire parte dell’artista che l’ha ricreata.

William Adolphe Bourguerau - Amore e psiche

William Adolphe Bourguerau – Amore e psiche

Il pregio della copia di un’opera d’autore è enorme e si riflette nella crescita artistica di colui o colei che ha saputo intraprendere un profondo colloquio spirituale, una sorta di virtuale flusso di conoscenza con l’artista d’origine, la sua epoca, il suo mondo.
Ogni forma d’arte che esprima la nostra intima essenza, il daimon ardente della nostra anima, riflette la libertà alchemica della fantasia, riflette la magia poetica, ha il dono della creazione. Nei suoi dipinti, nelle sue opere, troverete un magico quasi visibile filo d’oro che attraversa tutta la storia dell’arte.
L’alchimia della sua opera artistica riesce a sublimare il vile metallo della vita, l’atrocità della storia, nella luminosità dell’oro, nella tela stesa della vita stessa, nel cristallo, nella luce che all’armonia del mondo conduce. Riesce a trascinarci nello stupore, il meraviglioso portento che ci fa superare i marosi della vita, che ci mette in contatto con l’indaco e violetto del pensiero trascendentale e trascendente.
A questa stupefacente artista ben si addicono le parole di Robert Doisneau, eccezionale testimonianza nella fotografia del ‘900: Mi rifiuto di mostrare il lato nero della vita. Non amo la bruttezza, mi fa male fisicamente.
Lasciamoci dunque cogliere dallo stupore per tanta bellezza…
Maria Grazia Mora

Amedeo Modigliani - Nudo sdraiato a braccia aperte 80x90

Amedeo Modigliani – Nudo sdraiato a braccia aperte

Carolina Franza / 16-29 giugno

3 Angeli e beati

Angeli e beati

INAUGURAZIONE SABATO 16 GIUGNO ALLE ORE 18

Celesti considerazioni

“Carolina Franza è un’artista triestina contemporanea che nell’arte iconografica ha raggiunto traguardi espressivi importanti universalmente riconosciuti dagli estimatori e critici di quest’arte pittorica antica. Oggi ci presenta una nutrita serie di nuove sue creazioni con il titolo “stimolante” di Celesti considerazioni.
L’icona è un sacramentale, venerata dalla chiesa ortodossa perché considerata un “portale” che unisce il mondo terreno a quello trascendente e quindi le considerazioni delle icone qui presentate diventano necessariamente celesti perché ti introducono nella dimensione iperurania del sacro e del divino. Il cielo, di colore azzurro (celeste), è da sempre stato considerato sede dell’energia creatrice l’universo ed ideale di ricerca evolutiva dell’uomo verso la perfezione e l’eternità.
Il titolo però allude anche al colore blu/azzurro, e quindi celeste, dominante nella maggior parte delle icone qui esposte: anche i colori hanno un profondo significato teologico e simbolico nella tecnica descrittiva delle icone. Il colore azzurro/blu rappresenta la trascendenza ed il divino; trasmette una sensazione di calma e di serenità; suggerisce l’illusione di un mondo soave, irreale. Questa tinta rappresenta il mistero del divino nell’umano cioè l’Incarnazione.”
In queste Celesti considerazioni si è pertanto avvolti da suggestioni e da elementi riguardanti la tradizione, ma anche dall’originalità d’intuizioni legate alla modernità e troviamo simbologie mistiche connesse alla cultura cristiana ortodossa nonché miti e leggende spesso dimenticati. L’analisi e la lettura di queste icone ci riconcilia con un mondo di meditazione e di silenzio del quale abbiamo da tempo perso l’effetto rasserenante.“
Antonio Cattaruzza (Juliet Art Magazine, giugno luglio agosto 2018)

2 Madre di Dio Stella matutina

Madre di Dio Stella matutina

1 Madre di Dio Regina degli Angeli BASE

Madre di Dio Regina degli Angeli

Di lei hanno scritto, è stata presentata da:
Marianna Accerboni, Elisabetta Batich, Sergio Brossi, Domenico Caciolla, Annamaria Castellan, Antonio Cattaruzza, Daniele D’Anza, Eligio Dercar, Annalisa Foti, Matteo Gardonio, Claudio Grisancich, Carla Guidoni, Claudio H. Martelli, Sergio Molesi, Paolo Maurensig, Olga Micol, Luigi Pitacco, Caterina Ratzenbeck, Franco Rosso, Alessandra Scarino, Enzo Santese, Maria Trevisan, Roberto Vidali,.
È censita dall’anno 2001 e 2009 nel “Dizionario degli artisti di Trieste, dell’Isontino dell’Istria e della Dalmazia” – Hammerle Editori – Claudio H. Martelli.
2009 Collezione Manzano. Catalogo mostra 13 novembre-8 dicembre 2009. Foledor Boschetti della Torre. Comune di Manzano. Progettazione grafica Centro Full Service – Udine
Catalogo “Le collezioni d’arte dell’Itis”, a cura di Daniele D’Anza e Matteo Gardonio, 2012.

5 Coro di angeli

Coro di angeli

4 Arcangelo Gabriele

Arcangelo Gabriele

Carolina Franza nasce a Trieste, e inizia a dipingere fin da piccola. Alle scuole medie partecipa a due ex-tempore, venendo premiata.
. Segue le lezioni a Firenze della pittrice e creatrice di vetrate Luisa del Campana, ed apprende la necessità di impadronirsi di tutti gli stili prima di sceglierne uno personale. E’ del 1981 il primo incontro con gli insegnamenti di Tommaso Palamidessi, e il 1989 vede le prime mostre di icone, (Firenze, Spoleto), che prendono a modello le opere del santo iconografo russo Andrej Rublev come avviene tradizionalmente, con la verifica e l’ispirazione costante del suo Maestro d’Arte Alessandro Benassai. Sempre dal 1989 ad oggi insegna l’arte dell’icona.
Le sue icone si trovano in diverse chiese di Trieste, (Zindis, Aquilinia, Santi Ermacora e Fortunato, Beatitudini, Chiesa di Santa Caterina, Chiesa di San Luca, Santi Andrea e Rita…), a Latina alla Chiesa di S. Francesco, Centro di Studi Biblici di Montefano, presso l’I.T.I.S. a Trieste, ed in luoghi pubblici e privati nei cinque continenti: in America (Denver, New York), Alaska, Australia, Belgio, Croazia, Etiopia, Francia, Germania, Grecia, Emirati, Hong Kong, Inghilterra, Italia, Macedonia, Kenia, Russia, Singapore, Slovenia, Svizzera.
Attualmente, oltre a prestigiose mostre collettive (Salon des Indépendents, Parigi; Biennale d’Arte Giuliana; Mostra del Paesaggio; Pisa, Chiesa di San Domenico; V Biennale d’Arte sacra, Muggia; esposizioni Fidapa), conta al suo attivo più di cinquanta mostre personali, tra cui: Firenze, e Spoleto, 1989; Tk Galerija, 2000; Rocamadour, Francia, 2003-2004; Lucca, Casermetta s. Donato, 2004; Galleria Rettori Tribbio 2: 2005; 2008; Castello di Duino, 2008; Manzano, Foledor, 2009; Genova, 2009; Udine, Galleria La rinascita, 2010; Galleria Spazio Juliet, TS, 2011; Sala Comunale d’Arte, Trieste, p.zza Unità: 2006; 2015; Massa e Carrara, 2017.
Nel 2003 scrive un catalogo trilingue con scritti esplicativi dell’autrice sulle sue opere dal titolo: “Icona, arte della Bellezza”.
Nel 2009 pubblica “Sofia! Sapienza, Saggezza, Scienza, Intelligenza”: testo ed immagini di Carolina Franza.
Scrive nel 2012 “Storia artistica di una pittrice”, inedito su richiesta.

Alessandro Pellican / 2-15 giugno

e

INAUGURAZIONE SABATO 2 GIUGNO ORE 18
Intervento critico di Marco Puntin

“La mostra, in parte, riprende da Magma Story del 2015 il tema dei ritratti. Che, ripetuti nel soggetto, costituiscono – per taglio e concezione estetica – il pretesto in immagine di un ideale smentito dai fatti: quello per il quale la fotografia non potrà essere mai un’arte pura e senza concessioni. Quale forse, ma senza fondamento, ho talvolta immaginato possibile. Fin dagli albori la fotografia è stata oggetto di una smentita intrinseca: quella di rappresentare la realtà. Perfino la fotografia che mette in stato di accusa il mondo (vedi la sua necessità nel caso dei manicomi e del lavoro infantile) risponde ad un’attenta preoccupazione estetica. Del resto nessun fotografo importante è riuscito, che io sappia, ad affrancarsi dal proprio stile. Il mio lavoro, pertanto, non intende fin da subito (sarebbe battaglia persa in partenza) produrre bellezza né estrarre verità. La prima per incapacità personale, la seconda per implicita natura in ogni apparire. Lo scopo, sia per i ritratti che per gli altri soggetti, è di evocare l’intensità. Questo sì, a mio vedere, sempre possibile: specie per quanto sta al volto umano. Quanto al titolo della mostra, “Rivoglio indietro il mio sguardo”, esso allude allo scatto fotografico come ad uno sguardo che una volta lanciato vada a perdersi all’infinito. L’immagine fotografica che illude il fotografo di appartenergli.”
A. P.

L i g

Alessandro Pellican ha esposto nel 2010 alla galleria LipanjePuntin Artecontemporanea di Trieste in occasione della mostra “Passion is the Difference Part III” e presso la stessa nel 2011 fra gli “artisti per una cultura r-esistente”. Poi, nel 2013 in Istria, a Cittanova, insieme ad altri amici fotografi, per i festeggiamenti a seguito dell’entrata ufficiale della Croazia nell’Unione Europea. Nel 2015 un’ampia rassegna dei suoi scatti (Magma Story), suddivisa in tre sezioni e curata da Marianna Accerboni, ha occupato gli spazi suggestivi della Kleine Berlin. Attualmente Alessandro Pellican partecipa delle iniziative promosse dall’Alidem – L’arte della Fotografia (Milano) con una serie di ritratti in bianco e nero dal caratteristico taglio drammatico-surreale.
Misto e bn 065 h