Giuseppe Razza / 14 dicembre –
3 gennaio

Dal paesaggio alle emozioni
INAUGURAZIONE SABATO 14 DICEMBRE ALLE ORE 18
Presentazione di Gabriella Dipietro

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Il tempo dell’armonia
A volte l’artista insegue dei ricordi, delle considerazioni personali, un suo gusto estetico, e dipinge le sue opere rappresentando una realtà mediata dai suoi pensieri e dal suo vissuto.
Pino Razza, con energia e sensibilità, racconta le emozioni provate a cospetto della natura, e con abilità riporta alla luce armoniose composizioni paesaggistiche capaci di suscitare negli altri sensazioni di serenità e di puro piacere.
Sebbene abbia frequentato alcuni corsi d’arte, non ultimo quello tenuto dal pittore Livio Možina, la sua formazione si deve maggiormente alla sua innata passione manifestatasi fin da giovane.

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Osservando i suoi quadri, ci si accorge immediatamente di trovarsi di fronte ad un artista serio, un pittore di quelli che sanno cosa vogliono e come ottenerlo, senza ricorrere a mode che non gli appartengono per sua natura.
In questo percorso espositivo troviamo felici scorci di paesaggi frequentati da una fauna scevra di ogni possibile cattiveria, laghi o fiumi con sullo sfondo le curve morbide delle alture, marine vibranti di freschezza e brillantezza cromatica; ma anche un’intensa rappresentazione femminile, resa con un’espressività tale, da lasciare trasparire l’intenso rapporto affettivo che lega un figlio all’anziana madre.
Le opere di Pino Razza sanno affascinare tutti coloro che hanno gusto estetico e amore per l’Arte, segno tangibile di un artista onesto, dalle mature capacità pittoriche.
Gabriella Dipietro

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Gastone Bianchi / 16 – 29 novembre

INAUGURAZIONE SABATO 16 NOVEMBRE 2019 ORE 18.30
con l’ntervento critico di Gabriella Dipietro.e l’esibizione del gruppo vocale femminile “LeSandrine” diretto dal M° Alessandra Esposito.

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Nutrire l’anima
La poetica concettuale di Gastone Bianchi

Da sempre il momento del pasto ha caratterizzato la vita dell’uomo e, come tale, da sempre ha ricoperto un ruolo fondamentale nell’arte. Per Gastone Bianchi, in questa sua nuova personale, il cibo è in divenire, si trasforma con un intento fortemente provocatorio. Composizioni, colori ed inquadrature, studiate in ogni dettaglio, vanno a formare immagini surreali eppure convincenti, a volte divertenti.
Andando oltre la routine e l’aspetto del quotidiano, l’artista gioca con la nostra memoria e le associazioni d’idee, ingannando la nostra mente. Il suo talento, che si lascia affascinare tra fantasia e dimensione intellettuale, sta nel trasformare soggetti ordinari, con l’utilizzo della computer grafica, cristallizzando una determinata situazione, con lo scopo di illudere lo spettatore mostrando come spesso le cose siano diverse da come appaiono, cambiandone anche totalmente l’identità.
Molto attratto dal cibo, questo poliedrico artista triestino, vede nascere e svilupparsi questa idea che si è rivelata una fonte inesauribile di pensieri correlati.
“Il cucinare, così come ogni altra forma d’arte esistente, adempie al compito più importante: é il nutrimento per la nostra anima”, così scrive Gastone Bianchi…
e adesso provate a guardare il cibo con gli stessi occhi di prima.
Gabriella Dipietro

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Gastone Bianchi, artista triestino, ha avuto la passione per la pittura fin da piccolo. Ha frequentato la Scuola Internazionale di grafica di Venezia. Poi, pian piano, ha deciso di approfondire la sua passione in maniera più cosciente per concretizzarla in un lavoro, cercando di mantenere intatto l’entusiasmo degli inizi.
Nel 2003 si avvicina alla pittura con gli acquerelli sotto la guida di Domenico Boniello. In contemporanea, frequenta vari corsi e stage, fra i quali il corso di ritratto tenuto dalla pittrice Raffaella Busdon, di acrilico tenuto dal pittore Claudio Mario Feruglio e lo stage tenuto dal pittore californiano Javier Alvarez Palomar. A Lugano, fra il 2003 ed il 2005, sotto la guida di Matthew Curtis di Sidney presso l’atelier di Diego Feurer, impara a realizzare vasi in vetro e apprende la tecnica delle murrine.
Nel 2008 segue un corso di incisione tenuto da Franko Vecchiet, imparando l’uso della puntasecca, l’acquaforte e l’acquatinta.
In questi ultimi anni affronta un percorso più grafico, utilizzando le tecniche di acrilico su poliestere quindi di arte digitale.
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Pavel e Jure Florjančič
21 settembre – 4 ottobre

Il suono personale del colore
INAUGURAZIONE SABATO 21 SETTEMBRE ALLE ORE 18
Presentazione di Gabriella Dipietro

Pavel Florjančič - Peonie appassite, olio su tela cm 40x50

Pavel Florjančič – Peonie appassite, olio su tela cm 40×50

Jure Florjančič - computergrafica

Jure Florjančič – computergrafica

Ogni cielo ha la sua luce

Nella storia dell’arte vi sono molti casi di “famiglie” di artisti, e non c’è certo da meravigliarsi se in un luogo in cui l’arte si respira quotidianamente germoglino spontaneamente talenti pronti ad impugnare pennelli e tavolozza.
È quello che è accaduto nella famiglia Florjančič, dove padre e figlio realizzano opere d’arte assumendo ciascuno una propria connotazione artistica mediante l’utilizzo di tecniche differenti, sempre però con il medesimo impegno, arte e genialità.
Il capostipite di questa famiglia è l’artista Pavel Florjančič, riconosciuto Maestro d’Arte in grado di cogliere la raffinata combinazione dei rapporti
della luce con le zone d’ombra in una pittura satura di profondità poetica, 
e suo figlio Jure, dotato di fantasia visionaria e di perfezione tecnica.
Pavel Florjančič è nato a Ṧkofjia Loka (Slovenia) dove vive. Si è laureato
in Arte, pittura ed educazione artistica presso l’Accademia di Lubiana. 
Nel 1978, grazie ad una borsa di studio, ha approfondito gli studi artistici 
a Parigi e proprio in quel periodo è riuscito a visitare importanti mostre d’arte 
e note gallerie di tutta l’Europa.
L’artista ha dimostrato da sempre la sua abilità nel trattare i colori e la pittura. Nella tecnica di Florjančič la fotografia è un punto di partenza, un punto dal quale parte la posizione spaziale del soggetto rappresentato, che si priva del suo essere materia per essere vissuto solo attraverso la luce. Non più mera rappresentazione, ma un soggetto fatto di colore, luce e ombre.

Pavel Florjančič - Alla mostra di Livio, olio su tela, cm 70x70

Pavel Florjančič – Alla mostra di Livio, olio su tela, cm 70×70

Pavel Florjančič - Vaso svedese, olio su tela, cm 50x60

Pavel Florjančič – Vaso svedese, olio su tela, cm 50×60

Nella scelta dei temi, che nelle sue opere raccontano di fiori, di frutta e di mirabili nature morte, riproduce l’intrinseca bellezza e plasticità delle forme, la reattività delle superfici ai riflessi della luce, che portano all’essenza stessa delle cose, in grado di cogliere aspetti quasi invisibili spesso sfuggenti del reale.
Ma all’arte non va chiesto come è fatta, va chiesto cosa sta tentando di dirci: 
se di un quadro o una persona traspare solo la bellezza, quasi sicuramente
non sarà interessante e ci annoierà. Pavel Florjančič crea una storia, 
la traduce sulla tela con una tecnica senza imperfezioni, e spinge lo spettatore a guardare oltre ciò che vede.
Al suo attivo mostre personali in stimate gallerie d’arte in Italia e all’estero, tra queste alla Galleria Artefact, all’Architectural Digest Home Design Show e all’Art Expo a New York, all’Art Monaco a Montecarlo, al Contemporary Art Show, 
Art Basel, a Miami, alla Gallery Steiner a Vienna, al Bilder Prat di Linz, alla Galerie
in der Prannerstrasse a Monaco e proprio qui a Trieste, nel 2005, alla Galleria Rettori Tribbio.
L’arte non ha una sola direzione né un punto di arrivo, e Jure Florjančič si 
ritrova ad essere arso dalla stessa magia del padre. Anche lui ha studiato arte a 
Lubiana, anche se ha preferito da sempre la pratica alla teoria. Dal 2011 lavora in ambito teatrale, dove cura luci e suoni, intervenendo lui stesso, in qualità di scenografo, direttamente con i colori sugli scenari. Un personaggio eclettico, 
un designer, uno sperimentatore dei confini dell’anima, alla ricerca di cosa ci sia dentro di lui… dentro di noi. Rispetto al padre sembra di attraversare un’altra realtà. Da qui nasce lo stupore per una pittura che ci costringe a un corto circuito per ridare senso a ciò che nella realtà non esiste.

Jure Florjančič - Otherworld, disegno a china, cm 23x31

Jure Florjančič – Otherworld, disegno a china, cm 23×31

Jure Florjančič - Don Chisciotte, disegno a china cm 13x31

Jure Florjančič – Don Chisciotte, disegno a china cm 13×31

Jure Florjančič - Senza titolo, computergrafica

Jure Florjančič – Senza titolo, computergrafica

Grazie anche alle potenzialità di programmi informatici di grafica, che usa con intelligenza e animo scientifico, utilizza forme astratte, studia movimenti adatti alle sagome, luci e colori. Ma non solo, ispirandosi alla fotografia, inserisce nelle sue opere particolari assenti nell’immagine di origine, che poi riporta su carta o su una base di alluminio, con la tecnica dell’acquerello e servendosi di inchiostri. Il risultato è una tecnica artistica sorprendente, che riesce a superare i limiti della fotografia, della pittura e dell’informatica, sconfinando in esiti da illusionista. Immagini vive, pulsanti, che sembrano uscire dal supporto. Immagini modernissime, che richiamano effetti da realtà virtuale della trilogia cinematografica di Matrix. Allusioni simboliche, perché Jure Florjančič vede 
lo splendore effimero delle cose e lo propone come attimo di una realtà sospesa, prossima a essere divorata dal silenzio.
Dopo diverse esperienze espositive in mostre collettive, di cui tre alla Galleria 
Rettori Tribbio di Trieste, ha esordito nella sua prima mostra personale a Kranj, 
centro culturale e artistico della Slovenia.
Gabriella Dipietro