Gastone Bianchi / 5-18 settembre

INAUGURAZIONE SABATO 5 SETTEMBRE ALLE ORE 18.

6 Mancanza di profondita 51x42

Mancanza di profondità spirituale e simpatia umana

La fatalità dell’indifferenza di Gastone Bianchi
La fatalità dell’indifferenza: questo il titolo della mostra. La scelta è dipesa dalla consapevolezza di quanto l’indifferenza sia radicata nell’Uomo. Una componente latente, un non-sentimento che nasce dalla salvaguardia della propria tranquillità… e che, se non viene riconosciuto e fronteggiato per tempo, ci accompagna fino alla fine fisica dopo averci corroso l’animo in maniera inesorabile. Un’analisi simile venne realizzata da Antonio Gramsci, il quale disprezzava l’indifferenza. Egli infatti vedeva la predisposizione all’accettazione passiva e prona della realtà che dilagava attorno a sé. Con la grandezza d’animo e combattività che lo contraddistingueva, trovò ed espose i modi per combattere questo insidioso avversario: una forte risoluzione ed una capacità d’osservazione che permetta all’essere umano di riconoscere i malesseri della società italiana e di andare all’origine dei problemi senza farsi distrarre. Gramsci ci ha indicato la via ed ora noi dobbiamo avventurarci in questa impresa allenando il nostro cuore affinché si riesca a raggiungere una comunione di sentimenti. È un percorso obbligato poiché, nonostante i tempi siano cambiati, l’indifferenza continua ad essere prepotentemente presente nell’animo umano… ed in virtù di ciò, sarà un’impresa ardua liberarsene…
…Il successo (così come il fallimento) di questo cammino spirituale
dipende solo da noi.

7 La libertà e i soprusi 51x42

La libertà e i soprusi

Eugenio e Maria Pancrazi /
23 maggio – 12 giugno

INAUGURAZIONE SABATO 23 MAGGIO ALLE ORE 18.

2 Spiaggia al tramonto

Eugenio Pancrazi, Spiaggia al tramonto

La poesia nel paesaggio

Eugenio Pancrazi nasce nel 1936 e subito dopo la guerra, da adolescente, manifesta il suo talento congenito decorando cartoline postali. Da ragazzo lavora presso una bottega artigiana che lo forma dal punto di vista professionale e ne fa un ottimo decoratore civile, navale e calligrafo.
Sebbene nel corso degli anni a venire l’arte non sarà più la sua professione, rimarrà una passione a cui si è dedicato completamente negli ultimi decenni. Le sue giornate le trascorre nel suo studio a produrre opere su tela (ad olio), carta, vetro, legno raffigurando i più svariati temi: paesaggi carsici, marine, animali e nature morte.
La sua professione artigianale imprime la sua arte nella ricerca della perfezione prospettica e cura del dettaglio senza trascurare l’aspetto onirico di un’arrendevole umiltà nei confronti della magnificenza della natura e delle sue armonie di colori.
Dal 1974 partecipa alla mostra collettiva dei pittori locali in occasione della Majenca.
Eugenio dal 2002 ha partecipato a numerosi concorsi e vinto altrettanti premi, ha partecipato a mostre collettive e personali, dimostrando che la sua creatività è in continua crescita e sempre più stimata ed apprezzata.

6 Sentiero ex Ferrovia

Eugenio Pancrazi, Sentiero ex Ferrovia

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Maria Pancrazi, Il pane

Maria Pancrazi si è diplomata all’Istituto d’Arte di Trieste, laureata in Scienze Statistiche ed Attuariali ed esercita la professione di insegnante di matematica ed è proprio da questo connubio tra arte e scienza che nascono i suoi paesaggi realistici e puntuali segnati allo stesso tempo sia dalla tecnica lineare della china che dall’oniricità dell’acquerello; i paesaggi sono esposti dettagliati nella loro rappresentazione e nel contempo esprimono l’intensità del sentimento nei confronti di una natura incontaminata che ci ammalia come un sogno. La passione per l’arte le è stata trasmessa dal padre e sin da giovanissima ha iniziato a produrre le sue opere ed esporle a Dolina in occasione della Majenca. L’artista ha partecipato con successo a numerosi concorsi ed ha esposto le proprie opere in numerose mostre collettive e personali in tutta la provincia di Trieste, a Venezia, Lubiana e Isola.

4 Miramare

Maria Pancrazi, Miramare

Ferruccio Crovatto / 21 marzo – 3 aprile

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INAUGURAZIONE SABATO 21 MARZO ORE 18.00

I fili del tempo
La fotografia di Ferruccio Crovatto di Walter Chiereghin

Non meno di altri mezzi espressivi, la fotografia è documentativa, oltre che dello stato d’animo dell’autore ed eventualmente di quello del soggetto rappresentato, di un’epoca storica determinata. La datazione è in genere facilmente individuabile da parte di chi si accosti all’immagine, non solo nei casi in cui sono assunti dalla fotocamera elementi chiaramente databili, come taluni dettagli paesistici, la foggia degli abiti, oppure modelli automobilistici, targhe, manifesti pubblicitari o altri oggetti, ma anche quando l’immagine riflette una sensibilità e un gusto riferiti a un determinato momento storico.
Così nell’opera fotografica del triestino Ferruccio Crovatto (1921 – 1988) appare a prima vista chiaramente avvertibile una matrice ispirata al neorealismo degli anni in cui il fotografo, nelle sue prime esperienze dietro l’obiettivo, iniziava, trentenne, a produrre immagini alla cui ispirazione rimarrà in seguito sempre sostanzialmente fedele, anche mutando le condizioni tecniche che, ad esempio, lo condurranno dal bianconero al colore.
Una sorta di “imprinting” della sua cultura visiva, quasi fatale per una persona che inizia a scattare i suoi fotogrammi nei primi anni Cinquanta del secolo scorso, quando il cinema italiano stava esaurendo la sua seconda stagione neorealista, dopo i capolavori legati al periodo bellico e a quello immediatamente successivo al conflitto. Una stagione felice e già matura, tale da dettare tematiche e stilemi ancora per molti anni dopo la conclusione dal glorioso periodo, basti pensare ad alcune modalità espressive, protratte fino alla metà degli anni Settanta, nella cinematografia di Pier Paolo Pasolini.
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