Eda Scrigner / 2-14 maggio

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Armonie d’oro bianco

Ti ritrovi, come Alice nel paese delle meraviglie, a varcare una soglia, per sentirti subito immerso in una piacevole atmosfera fatta di candore, delicatezza e bellezza.
Il mondo di Eda Scrigner è una piacevole sorpresa, una magia per la quale non bisogna ingegnarsi troppo per trovare una chiave.
Sebbene lei definisca il decorare la porcellana solo un hobby, non si nutrono dubbi sul fatto che, questa sua, sia decisamente una forma d’arte, visto che richiede gli stessi talenti del dipingere su tela: l’attitudine per il disegno e la pittura, un percorso artistico, un’attenta riflessione per la composizione, che deve essere equilibrata e perfettamente consona alla natura ed alla foggia dell’oggetto da decorare.
Eda Scrigner ha seguito questa grande passione con impegno sin dal 1998, trovando ispirazione da Maestri contemporanei di altissimo livello, come, Patrizia Arvieri, riconosciuta a livello internazionale per la sua maestria nella tecnica e lavorazione con e su oro, Filipe Pereira, con il quale ha approfondito la tecnica di decorazione con l’olio molle, Mariela Villasmil che l’ha introdotta anche alla ritrattistica, e poi Peter Faust, riconosciuto per la tecnica del lustro pittorico, di forte affinità con l’acquerello, Patricia Pagezy Wiriath, insegnante al Musée National de Ceramique de Sèvres, Agatina Mileto, e Teresa Broglia.

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Questa artista “dell’oro bianco”, come viene definita squisitamente la porcellana, segue le sue idee alla ricerca di stile e raffinatezza, realizzando, oltre a decori dai canoni classici delle varie scuole storiche, anche pitture personali ed esclusive, denotate da colori delicati, fiori leggiadri, animali di una grazia fiera ed elegante, tutti soggetti che narrano del suo legame al mondo naturale. Un filone a sè stante, è occupato dalla riproduzione di ritratti femminili, affascinanti e sensuali, che si caratterizzano per la morbidezza della stesura cromatica negli incarnati.
L’applicazione di finiture, lucide oppure opache, d’oro, se non di platino e di altri materiali di valore, rifiniscono preziosamente le sue creazioni, rendendo praticamente impossibile riuscire a resistere al buon gusto e all’armonia di queste fini opere d’arte.
Al suo attivo la partecipazione ad esposizioni collettive a Roma e Milano, e due mostre personali: la prima, alla sede della Lega Navale di Trieste nel 2012, dove ha esposto insieme al pittore Aldo Bressanutti, e nel 2017 alla Sala Arturo Fittke a Trieste.
Gabriella Dipietro

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Maurizio Pertot / 6 – 19 marzo

APERTURA SABATO 6 MARZO DALLE ORE 17

Ciclista

Ciclista

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I ricordi si appannano, le percezioni si mischiano con il passato, unica imparziale testimone di attimi rubati al tempo… la fotografia.
Maurizio Pertot, racconta storie filtrate da una rara sensibilità: volti segnati da rassegnazione e miseria, ma anche iconica bellezza femminile, spazi urbani e geometrie architettoniche caratterizzate da un trionfo di prospettive.
Sono scatti realizzati con la sua fedele macchina analogica ove nulla viene tolto, nulla modificato artificiosamente; immagini pulite, fotografie sincere in bianco e nero che sprigionano tutto il loro fascino nello studiato contrasto tra chiari e scuri.
Fotografo autodidatta, ha scelto, in un’era digitale, di continuare a sviluppare in camera oscura, ponendo l’uomo, le sue abilità e la sua passione, davanti alla più semplificata strada proposta dalla tecnologia odierna, giocando ad un più alto livello di qualità.
La mostra fotografica accompagna il visitatore in un percorso di scatti dell’anima, che rappresentano un mondo in equilibrio tra emozione, eleganza, a volte ironia, pur sempre discreta e rispettosa, com’era sua personale inclinazione.
Maurizio Pertot, purtroppo, non c’è più. A distanza di un anno dalla sua scomparsa, la moglie Franca ha fortemente desiderato ricordarlo così, facendoci scoprire la grande energia del marito attraverso queste immagini, ma anche la sua essenza più intima.
Lo stesso atto del fotografare lo portava a guardare oltre il visibile, oltre l’esteriorità, come pare di cogliere in alcune parole scritte di suo pugno, negli anni settanta, in una delicata poesia priva di titolo: “… affinché io possa vedere più lontano”.
Gabriella Dipietro

Sfinge

Sfinge

Colonne

Colonne

Ballerina

Ballerina

Maurizio Pertot (Trieste, 1959 – 2019)
Fotografo di Trieste, autodidatta per scelta, ha iniziato a fotografare alla fine degli anni settanta. La sua personale ricerca lo ha portato ad indirizzare i suoi scatti verso atmosfere urbane, la ritrattistica, eventi di moda e sportivi, realizzati sia in bianco e nero, sia a colori. Prediligeva fotografare la gente comune, con il fine di catturare con la sua macchina fotografica situazioni di vita quotidiana che diventavano, filtrati dal suo obiettivo, percorsi emozionali.
Dal 1997 ha partecipato a importanti concorsi fotografici nella sua città natale, ma anche nel Triveneto, a Catania, in Austria, Slovenia e Croazia, ottenendo buoni risultati e riconoscimenti.
Nel 2002 ha inaugurato la sua prima personale a Torino presso la Galleria Ferroglioareaimmagine, dal titolo “Gli anni in tasca” seguite, nel 2006 e nel 2011, da “Fotografie”, presso lo Spazio d’Arte Bossi & Viatori Assicurazioni, e “Hope rides again” nella sala espositiva MIXART, entrambe a Trieste.

Stanchezza (ragazza con cane)

Stanchezza (ragazza con cane)

L'uomo e la macchina

L’uomo e la macchina

Ragazza capovolta

Ragazza capovolta

Lory Mandricardo /
20 febbraio – 5 marzo

APERTURA SABATO 20 FEBBRAIO ORE 17

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Lory Mandricardo / Espressioni interiori
La mostra della pittrice Lory Mandricardo rivela le sue chiare radici espressioniste rivissute e rivisitate con grande impegno tecnico ed emotivo.

“Lory Mandricardo ha raggiunto una maturità pittorica densa di umanità patetica e drammatica.”
P. C.

“E’ una pittura povera e non potrebbe non esserlo, a meno di non violare la terribile grandezza dei soggetti, che si accende però a tratti per le fiamme cupe e vive del grido di disperazione.”
Giulio Montenero

“Lory Mandricardo rivela chiare radici espressioniste rivissute e rivisitate con grande impegno tecnico ed emotivo. Volti angosciati e scavati da rughe di perenne dolore, in un rictus immobile, paralizzato nel tempo.
L’eterno pianto della povera carne umana martoriata piuttosto, al di fuori di ogni realtà storica. Una costruzione pittorica ineccepibile, perfetto il ritmo dei pieni e dei vuoti e l’incastro ardito delle facce sofferte.”
Ennio Emili

“I primi quadri dipinti dalla Lory Mandricardo, quasi per hobby ed esposti in qualche extempore o collettiva, mi hanno subito colpito per la loro drammaticità, sebbene le sue figure fossero ancora leggermente rigide.
Ora, attraverso anni di formazione, pur non avendo mutato stile, ha raggiunto una maturità pittorica più densa di umanità patetica e drammatica ed è per questo che desidero presentarla alla “Tavolozza d’oro”, perché abbia la possibilità di proseguire a dipingere e raggiungere maggiori successi.”
Pino Caldarulo

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