Maria Grazia Lazzari / 11 – 23 giugno

INAUGURAZIONE SABATO 11 GIUGNO ORE 18

I papier collè surreali di Maria Grazia Lazzari
di Marianna Accerboni

Il novecento, in Arte, ha significato soprattutto libertà e innovazione. Da Braque a Picasso fino al taglio di Fontana e alle esperienze a lui successive, ogni tecnica, linguaggio e stile è stato ammesso tra i media che veicolano il verbo artistico. È così che si palesa, a poco a poco, la brillante creatività di Maria Grazia Lazzari, figlia d’arte, adepta per motivi professionali della precisione ma, proprio per questo, istintivamente attratta dal libero agire. Ed è così che nasce la necessità di svelare i molteplici aspetti della vita – e anche i sentimenti – attraverso un collage di emozioni, tenacemente e accuratamente ritagliate dalle pagine di riviste e quotidiani. A formare un caleidoscopio colorato, per raccontare il mondo, soprattutto al femminile.
Ed è qui che, pur nella libertà del comporre, ritorna nell’autrice l’esigenza della precisione: dettagli in libertà, liberamente sì, ma attentamente accostati secondo parametri armonici intensi, però fantasticamente ordinati.

Cartomante - collage fotografico - cm. 50x35

Cartomante – collage fotografico – cm. 50×35

Le storie raccontate da Maria Grazia sono tante: vicende d’amore e misteri della mente e dei sentimenti, lati oscuri o celestiali della nostra personalità di esseri umani, sospesi fra cielo e terra, fra desiderio, sogno e realtà. Intrisi di un sottile erotismo, che trabocca qui e là tra queste immagini irreali, che sfondano e travalicano la realtà, interpretando anche sentimenti e situazioni estreme quali la follia, il terrore, il pericolo. Molto spesso espresse con un pizzico d’ironia, come sottilmente ironico si palesa anche il surrealismo di André Breton, padre e teorico del movimento, quando Nadja, eroina del suo romanzo autobiografico, personaggio-tentazione e negazione stessa del concetto di realtà, cammina sulla neve senza lasciare tracce…
I collage o papier collé, tecnica ludica antichissima, rivisitata dalle avanguardie del primo novecento e principalmente da esponenti del Cubismo, come in particolare dal 1912 Braque e Picasso, sono giunti fino a noi attraverso l’esperienza di Bauhaus, Futurismo, Dada, Astrattismo, Arte povera e New Dada, del Nouveau realisme e della Pop art, specialmente con i combines di Rauschenberg, tutti illustri predecessori o coevi delle Carte Costruite negli anni sessanta da Enrico Accatino. Secondo molti il primo in assoluto a trasformare questa tecnica in una forma d’arte e a presentarla al pubblico fu John Heratfield: «Quando Heartfield ed io inventammo il fotomontaggio, nel mio studio, alle cinque di una mattinata di maggio nel 1916″ ricorda il pittore tedesco George Grosz “nessuno dei due aveva idea delle sue enormi potenzialità… Come spesso succede nella vita eravamo inciampati in un filone d’oro senza nemmeno accorgercene”.

Girotondo per la vita - collage fotografico - cm. 50x70

Girotondo per la vita – collage fotografico – cm. 50×70

Inondati da parole inutili - collage fotografico - cm. 70x50

Inondati da parole inutili – collage fotografico – cm. 70×50

Livio Crovatto / 6-19 febbraio

INAUGURAZIONE SABATO 6 FEBBRAIO ALLE ORE 18.
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La mia Cittavecchia di Walter Chiereghin

Città Vecchia a Trieste, più di mezzo secolo fa l’area urbana più vivace e brulicante di vita (in piccola parte anche di malavita), il nucleo attorno cui si è formata la città, che ha poi dovuto subire decenni di degrado ed abbandono favorendo così l’espulsione degli abitanti verso aree più periferiche senza che il risanamento, parzialmente intervenuto negli ultimi anni, riuscisse mai a rivitalizzare l’area che si configura ora, in larga parte, come un non-luogo. Dire di questo per immagini, nella storia e nella topografia, è il compito che si è dato Livio Crovatto, in una ricerca frutto di esplorazioni protratte e ripetute negli anni, a partire da quelli Settanta, in cui l’impegno consisteva nel documentare il degrado, con immagini necessarie ora per un confronto con la situazione attuale, una volta completato l’intermittente lavoro di ripristino. Un’osservazione che coglie la realtà profonda del non-luogo attraverso i cui spazi indugia Crovatto, proprio come in una precedente occasione nella quale aveva esibito un appassionato reportage sulle Rive. Lì, in quelle ridondanti occasioni di incontro, la figura umana era quasi onnipresente, a testimoniare di una presenza collettiva e assidua sul luogo. Al contrario, nelle immagini di Città Vecchia com’era e come oggi è, la presenza di persone è sporadica e occasionale, qui la storia ormai è narrata solo dai muri, dal selciato, da un cielo intravisto appena tra facciate e tetti accostati lungo le strette vie.
Pure a osservare queste fotografie se ne rimane affascinati, perché il ritmo compositivo che anima la staticità delle riprese, lo studio nell’accostamento dei valori tonali, la prospettiva schiacciata o al contrario dilatata dal variare della lunghezza focale dell’obiettivo restituiscono un’immagine impeccabile dal punto di vista formale, ma quel che più conta in sintonia con la collaudata poetica di Crovatto, che continua a esercitarsi sul terreno di un contatto sempre emozionante ed empatico tra l’autore e l’oggetto della sua coinvolgente osservazione.

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Armando Cacitti /
23 gennaio – 5 febbraio

INAUGURAZIONE SABATO 23 GENNAIO ALLE ORE 18
Presenta il giornalista Fabio Pagan
Al sassofono Matteo Sincovich
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Armando Cacitti. Egitto
di  Lucy Saja Cacitti
Armando Cacitti nasce a Tolmezzo, in Carnia. Studia dai Salesiani. Dopo il diploma arriva a Trieste per studiare lingue all’Università. Finiti gli studi inizia la carriera bancaria. Il primo lavoro è con la Banca nazionale del lavoro, a Roma. Seguono Lombardia, Veneto, centro Italia, estero; infine nel lontano 1980 torna a Trieste. Lavora sempre con serietà, professionalità, puntualità e sicurezza. I collaboratori lo stimano e lo seguono nel lavoro con dignità e ammirazione, anche se alle volte pensano che forse è fin troppo severo.
Ma lo amano.
Un uomo leale e scrupoloso che ama la vita, dinamico, che pratica parecchi sport. La montagna è la sua passione anche se, vivendo a Trieste, comincia ad amare pure il mare. Viaggia, è curioso, aperto a tutte le novità: tecnologiche, letterarie, fotografiche.
Di carattere un po’ chiuso, non ama mettersi in mostra; difatti pur essendo socio di due circoli fotografici (il Circolo fotografico triestino e il Circolo Fincantieri Wartzila) non ha mai preso parte a una mostra fotografica. Ecco il perché anche di questo lavoro: penso sia arrivato il momento di mostrare agli altri qualcosa che lo ricordi.
Armando, un uomo che al momento giusto si trasforma in un caro ragazzo, capace di divertirsi e di far divertire. Spesso, nei nostri viaggi con il Circolo fotografico Wartzila, faceva parte di un piccolo gruppo di “attori”: quasi sempre il suo personaggio era spiritoso, brillante e gioioso. Alla fine applausi.
Ho passato con lui gran parte della mia vita. Ho visto tanti paesi, visitato terre lontane e con lui ho imparato tante cose. L’Africa è rimasta nel suo cuore dal primo momento che ha messo piede in quel continente meraviglioso. Abbiamo fatto due viaggi molto belli e ne avevamo in progetto un terzo.
Purtroppo un giorno di marzo di qualche anno fa se ne è andato in silenzio, dicendomi “ciao, ci vediamo domani”. Ma non è stato così. Una telefonata tragica dall’ospedale mi diceva che, invece, nella notte mi aveva lasciato per sempre.
Ecco in poche parole il profilo di mio marito.
Ma non sono riuscita a dire tutto quello che ho avuto da lui.

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