Livio Rosignano /
27 novembre -10 dicembre

L’intima poesia
Apertura sabato 27 novembre 2021, dalle ore 17.

Autoritratto, 1969

Autoritratto, 1969

Livio Rosignano Istriano di origine (Pinguente, 1924 – Trieste, 2015), sempre vissuto a Trieste, ha  iniziato ad esporre nel 1949. Ha partecipato a numerosissime mostre in Italia ed all’estero. Dalla Biennale di Milano alla Quadriennale di Roma, dal premio Michetti al Suzzara, dal Marzotto alla mostra del Po, alla  Triveneta di Padova. Sue personali a Milano, Venezia, Genova, Bergamo, Bologna, Forlì, all’Istituto di cultura di Bruxelles, a Bucarest, a Monaco di Baviera, a New York, in Austria ed in Jugoslavia. Naturalmente innumerevoli le mostre a Trieste e in regione; antologiche a Gorizia (1971), a Trieste (1978), a Udine (1976-1979-1998), al Civico Museo Revoltella di Trieste (1995-2009) e al Palazzo della Regione (2010). Nel 2011 personale sulla ”Barcolana” alla Galleria Comunale d’Arte Negrisin di Muggia.
Ha avuto ottimi riconoscimenti ed è stato premiato in varie mostre nazionali e segnalato per il Premio Bolaffi nel 1974. Ha avuto dal Comune di Trieste il Sigillo Trecentesco nel 1994. Ha collaborato come scrittore alla terza pagina del ”Piccolo”e ha pubblicato numerosi libri.

Vecchio caffè, 1996

Vecchio caffè, 1996

Appoggiato al banco, 2000

Appoggiato al banco, 2000

Scalpellino, 1956

Scalpellino, 1956

Interno, 1949

Interno, 1949

Imbianchino, 1991

Imbianchino, 1991

Composizione con lume, 1969

Composizione con lume, 1969

Carretto, 1954

Carretto, 1954

Caffè Tommaseo, 2011

Caffè Tommaseo, 2011

Caffè San Marco, 2010

Caffè San Marco, 2010

Livio Rosignano / 19 – 31 ottobre

Case vecchie

Case vecchie

INAUGURAZIONE SABATO 19 OTTOBRE 2019 ORE 18.00

L’intima poesia di Livio Rosignano

Livio Rosignano ha disegnato da sempre, incoraggiato a perseverare nell’arte dal pittore Giovanni Giordani, che fu suo insegnante. Ma quando egli cominciò ad apparire sulla scena espositiva, la situazione artistica triestina era in movimento. Mentre i vecchi maestri affermatisi tra le due guerre continuavano a portare avanti i modi della tradizione postimpressionistica, novecentesca e persino simbolista e metafisica, si facevano sentire anche nella nostra città gli echi delle novità proposte dal Fronte Nuovo delle Arti nella fatidica Biennale veneziana del 1948. E quando in questo contesto si consumò quasi subito la frattura tra postcubisti astratto-concreti e neorealisti, gli artisti triestini di poco più anziani si riconobbero, più o meno, nel primo schieramento, mentre i giovanissimi che si aprivano allora all’esperienza dell’arte sentirono il fascino ed il richiamo dell’arte impegnata del neorealismo. Questi ultimi costituirono l’avventurosa bohème triestina dei favolosi anni cinquanta, muovendosi tra il bar Moncenisio, la taverna Murago e le soffitte del centro cittadino dove dipingevano, spesso in gruppo per risparmiare. Livio Rosignano, pur non condividendone appieno l’ideologia socio-politica e men che meno la poetica neorealista, fu loro vicino in quanto sentiva il bisogno di una maggiore libertà di movimento di contro al raffinato stilismo dei pittori più anziani del versante postcubista. Invece, avendo occasione di frequentare i vecchi maestri Adolfo Levier e Vittorio Bergagna (dal quale per un certo periodo fu ospitato nello studio), egli orientò il suo nativo espressionismo nell’ambito del postimpressionismo, ponendo nel contempo attenzione sia al versante vitalisticamente fauve di Levier sia a quello contemplativamente luministico di Bergagna. A partire dal 1950 Livio Rosignano fu a più riprese a Milano (e per un certo periodo condivise lo studio con Marino Sormani) ed ebbe modo di confrontarsi con una situazione artistica complessa ed articolata, sia per gli apporti culturali locali sia per le stimolanti presenze forestiere a livello europeo. Al definitivo ritorno a Trieste l’artista, memore del particolare luminismo chiaroscurale della tradizione lombarda che, per i rami, risaliva fino a Leonardo, abbassò il tono contemplativamente luministico di Bergagna e sciolse il guizzo cromatico fauve di Levier in atmosfere filtranti ed umbratili, mentre l’immagine subiva una trasformazione di tipo espressionistico sia sul versante vitalistico che su quello di una struggente malinconia. E così Livio Rosignano negli ultimi trent’anni ha messo a punto una propria ed originale maniera pittorica che ne ha fatto, come tutta la critica ha concordemente affermato, il cantore fervido ed appassionato di una particolare temperie spirituale della nostra città e l’artista più amato dal pubblico.

Vecchia osteria

Vecchia osteria

Barcolana

Barcolana

Bora a Barcola

Bora a Barcola

Caffe San Marco

Caffe San Marco

Livio Rosignano / 2-22 febbraio

INAUGURAZIONE SABATO 2 FEBBRAIO ALLE ORE 18

Sala di lettura cm.100 x 120 ( 2011)

Sala di lettura cm.100 x 120 (2011)

La pittura è un’arte che permette molti trucchi e spesso sono i trucchi a pagare ricchi dividendi.
Nella nostra vita abbiamo visto tanta gente che si buttava possibilmente in anticipo sull’ultima moda. Questa gente poi ha anche il coraggio di giustificare non con il pennello ma con la penna le ragioni del proprio saltabeccare.
Livio Rosignano è sempre stato Livio Rosignano. Ci conosciamo da una quarantina di anni, ha avuto i suoi cicli: del Carso, dei Caffè, degli Interni. Quando gli è sembrato di essere un po’ troppo lirico ha rafforzato i colori e, stufandosi di questi, ha alleggerito la tavolozza.
Anche senza leggere la firma tuttavia non ci si può sbagliare. Il titolo di nobiltà è la fedeltà a se stesso e alla sua arte.
Esisteva a Trieste un bar neutrale, bruttino, che si chiamava Moncenisio. I pittori erano i primi ad arrivare, poi seguivano gli attori del Piccolo al termine dello spettacolo, quindi si vedeva il vecchio Dino Dardi che veniva a salutare i “cocoli putei” e, intorno al tavolo principale, si raccoglievano avventori occasionali, contenti in fondo di poter partecipare, anche da una posizione marginale, alla vita della piccola bohème di Trieste.
Io ho conosciuto solo questa fase di Rosignano, Dequel, Sormani, Coloni, Cerne, Mimmo Lo Vecchio, Volontè, Savorani e altri di cui ho dimenticato il nome. Si parlava del mondo e dei dintorni e anche di pittura, poi il gruppo si spostava e il mattino arrivava presto.
Quando si sono spostati in un altro luogo, io già facevo il commesso viaggiatore e li ho visti poco.
Ogni tanto mi giungeva la notizia che qualcuno di loro si era trasferito a dipingere nei cieli. Ma quando incontro Livio mi sembra come se il tempo non fosse passato. Non è cambiato né lui, né la dolcezza dei suoi occhi, né il suo modo di vedere i quadri suoi e di altri.
Si potrebbe dire meglio, ma non di meglio di un vecchio amico.

Presentazione di Demetrio Volcic per una personale di Livio Rosignano alla galleria Rettori Tribbio realizzata nell’ottobre del 2000.

Ombrelli nella stanza cm 100x70 (1993)

Ombrelli nella stanza cm 100×70 (1993)

La donnina cm 100x130 (1988)

La donnina cm 100×130 (1988)

Fotoreporter cm 80x60

Fotoreporter cm 80×60