Livio Crovatto / 6-19 febbraio

INAUGURAZIONE SABATO 6 FEBBRAIO ALLE ORE 18.
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La mia Cittavecchia di Walter Chiereghin

Città Vecchia a Trieste, più di mezzo secolo fa l’area urbana più vivace e brulicante di vita (in piccola parte anche di malavita), il nucleo attorno cui si è formata la città, che ha poi dovuto subire decenni di degrado ed abbandono favorendo così l’espulsione degli abitanti verso aree più periferiche senza che il risanamento, parzialmente intervenuto negli ultimi anni, riuscisse mai a rivitalizzare l’area che si configura ora, in larga parte, come un non-luogo. Dire di questo per immagini, nella storia e nella topografia, è il compito che si è dato Livio Crovatto, in una ricerca frutto di esplorazioni protratte e ripetute negli anni, a partire da quelli Settanta, in cui l’impegno consisteva nel documentare il degrado, con immagini necessarie ora per un confronto con la situazione attuale, una volta completato l’intermittente lavoro di ripristino. Un’osservazione che coglie la realtà profonda del non-luogo attraverso i cui spazi indugia Crovatto, proprio come in una precedente occasione nella quale aveva esibito un appassionato reportage sulle Rive. Lì, in quelle ridondanti occasioni di incontro, la figura umana era quasi onnipresente, a testimoniare di una presenza collettiva e assidua sul luogo. Al contrario, nelle immagini di Città Vecchia com’era e come oggi è, la presenza di persone è sporadica e occasionale, qui la storia ormai è narrata solo dai muri, dal selciato, da un cielo intravisto appena tra facciate e tetti accostati lungo le strette vie.
Pure a osservare queste fotografie se ne rimane affascinati, perché il ritmo compositivo che anima la staticità delle riprese, lo studio nell’accostamento dei valori tonali, la prospettiva schiacciata o al contrario dilatata dal variare della lunghezza focale dell’obiettivo restituiscono un’immagine impeccabile dal punto di vista formale, ma quel che più conta in sintonia con la collaudata poetica di Crovatto, che continua a esercitarsi sul terreno di un contatto sempre emozionante ed empatico tra l’autore e l’oggetto della sua coinvolgente osservazione.

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Armando Cacitti /
23 gennaio – 5 febbraio

INAUGURAZIONE SABATO 23 GENNAIO ALLE ORE 18
Presenta il giornalista Fabio Pagan
Al sassofono Matteo Sincovich
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Armando Cacitti. Egitto
di  Lucy Saja Cacitti
Armando Cacitti nasce a Tolmezzo, in Carnia. Studia dai Salesiani. Dopo il diploma arriva a Trieste per studiare lingue all’Università. Finiti gli studi inizia la carriera bancaria. Il primo lavoro è con la Banca nazionale del lavoro, a Roma. Seguono Lombardia, Veneto, centro Italia, estero; infine nel lontano 1980 torna a Trieste. Lavora sempre con serietà, professionalità, puntualità e sicurezza. I collaboratori lo stimano e lo seguono nel lavoro con dignità e ammirazione, anche se alle volte pensano che forse è fin troppo severo.
Ma lo amano.
Un uomo leale e scrupoloso che ama la vita, dinamico, che pratica parecchi sport. La montagna è la sua passione anche se, vivendo a Trieste, comincia ad amare pure il mare. Viaggia, è curioso, aperto a tutte le novità: tecnologiche, letterarie, fotografiche.
Di carattere un po’ chiuso, non ama mettersi in mostra; difatti pur essendo socio di due circoli fotografici (il Circolo fotografico triestino e il Circolo Fincantieri Wartzila) non ha mai preso parte a una mostra fotografica. Ecco il perché anche di questo lavoro: penso sia arrivato il momento di mostrare agli altri qualcosa che lo ricordi.
Armando, un uomo che al momento giusto si trasforma in un caro ragazzo, capace di divertirsi e di far divertire. Spesso, nei nostri viaggi con il Circolo fotografico Wartzila, faceva parte di un piccolo gruppo di “attori”: quasi sempre il suo personaggio era spiritoso, brillante e gioioso. Alla fine applausi.
Ho passato con lui gran parte della mia vita. Ho visto tanti paesi, visitato terre lontane e con lui ho imparato tante cose. L’Africa è rimasta nel suo cuore dal primo momento che ha messo piede in quel continente meraviglioso. Abbiamo fatto due viaggi molto belli e ne avevamo in progetto un terzo.
Purtroppo un giorno di marzo di qualche anno fa se ne è andato in silenzio, dicendomi “ciao, ci vediamo domani”. Ma non è stato così. Una telefonata tragica dall’ospedale mi diceva che, invece, nella notte mi aveva lasciato per sempre.
Ecco in poche parole il profilo di mio marito.
Ma non sono riuscita a dire tutto quello che ho avuto da lui.

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Aldo Bressanutti / 12 – 24 dicembre

INAUGURAZIONE SABATO 12 DICEMBRE ALLE ORE 18

La realtà surreale

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I due cipressi

Aldo Bressanutti è nato a Latisana nel 1923. Esercita la sua attività dal 1947.
Pittore e incisore di notevole fantasia, abile evocatore di atmosfere, manifesta intensamente il proprio mondo poetico attraverso visioni ambientali gravate dalla solitudine, che recano però l’impronta dell’uomo e ne fanno con prepotenza avvertire la presenza. Le vecchie case, gli interni spogli, le soffitte della povera gente sono i suoi ambienti privilegiati.
Nell’ultimo periodo ha esposto i suoi lavori in varie città italiane ed estere (Roma, Milano, Genova, Berlino, Toronto, Melbourne, Tenerife, Düsseldorf, Londra, Berna e altre) conseguendo notevole successo. Le sue opere figurano presso Musei, collezioni di Enti e Associazioni pubbliche e private, in Italia ed all’estero.
È autore di sei volumi sul Friuli-Venezia Giulia e sull’Istria con oltre un migliaio di grafiche, disegni e dipinti. È stata pubblicata dalla casa editrice Lint di Trieste una monografia a compendio di 50 anni della sua attività artistica.

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Il vaso rosso

6  La cravatta a righe 27x37

La cravatta a righe

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Cafè do Brasil

9  Panni stesi 15x11

Panni stesi