Carolina Franza /
23 gennaio – 5 febbraio

I testimoni
Apertura sabato 23 gennaio alle ore 17

Sant'Alessandro

Sant’Alessandro

Triestina, Carolina Franza inizia a dipingere fin da piccola, con varie tecniche e stili. Le prime premiazioni alle scuole medie, a due ex tempore (Muggia, Pirano). Segue a Firenze le lezioni della pittrice Luisa Del Campana, dove apprende il valore simbolico della creazione artistica. E’ del 1981 il primo incontro con gli insegnamenti di Tommaso Palamidessi, e il 1989 vede la prima mostra di icone a Firenze, che prendono a modello ideale le opere del Santo pittore di icone Andrej Rublev, come avviene tradizionalmente, con la verifica e l’ispirazione costante del suo Maestro d’Arte Alessandro Benassai. Dal 1989 ad oggi insegna l’arte dell’icona, e l’arte del disegno e della pittura.
Le sue icone si trovano in diverse chiese di Trieste, (Zindis, Aquilinia, Santi Ermacora e Fortunato a roiano, Beatitudini, Chiesa di San Luca…), a Latina alla Chiesa di San Francesco (crocifisso monumentale di San Damiano), al Centro di Studi Biblici di Montefano, presso l’I.T.I.S. (TS), ed in luoghi privati e pubblici nei cinque continenti. In particolare: U.S.A. Alaska, Argentina, Australia, Belgio, Croazia, Etiopia, Filippine, Francia, Germania, Grecia, Emirati, Hong Kong, Macedonia, Kenia, Singapore, Slovenia, Svizzera.
Nelle sue oltre sessanta mostre personali ricordiamo Spoleto, Festival dei Due Mondi, 1991; TK Galerija, 2000; Rocamadour, Francia, 2003-2004; Lucca, Casermetta S. Donato, 2004; Galleria Rettori Tribbio 2, 2005, 2008, 2018; Castello di Duino, 2008; Genova, 2009; Foledor, Manzano, 2009; Galleria La Rinascita, (UD) 2010; Spazio Juliet, Trieste, 2011; Sala Comunale d’Arte di Trieste, 2005 e 2015; Massa, 2017.
Tra le mostre collettive: Salon des Indépendants, Parigi, 2005; Biennale d’Arte Giuliana  fino al 2020; Mostra del Paesaggio; V e VI Biennale d’arte Sacra (Muggia), Mostre Fidapa BPW ITALY Trieste Storica.
E’ censita dall’anno 2001 e 2009 nel “Dizionario degli artisti di Trieste, del’Isontino, dell’Istria e della Dalmazia” – Hammerle Editori – Claudio H. Martelli. Catalogo 2012 delle Collezioni permanenti dell’I.T.I.S. di Trieste a cura di Daniele D’Anza e Matteo Gardonio.
E’ pubblicata nella rivista d’arte Juliet Art Magazine, con interviste e redazionali, tra cui: Issue n. 152 pag. 58 e 59 del 2011 (Spazio Juliet); Issue n. 188 pag. 72, 2018 (Galleria Rettori Tribbio), 2021 (febbraio marzo) Galleria Rettori Tribbio, presente con tutte le copie negli archivi del MoMa (Museum of Modern Art di New York ed al MoMa San Francisco (San Francisco Museum of Modern Art).
E stata presentata da, hanno scritto di lei:
Marianna Accerboni, Sergio Brossi, Annamaria Castellan, Antonio Cattaruzza, Michele D’Anza, Eligio Dercar, Claudio Grisancich, Carla Guidoni, Claudio H: Martelli, Sergio Molesi, Paolo Maurensig, Olga Micol, Luigi Pitacco, Franco Rosso, Alessandra Scarino, Enzo Santese, Maria Trevisan, Roberto Vidali.

Sancta Julia

Sancta Julia

S. Cirillo e San Metodio con alfabeto cirillico

S. Cirillo e San Metodio con alfabeto cirillico

San Giusto

San Giusto

“Il processo messo in atto da Carolina Franza è sottile, richiede attenzione, ma è un fatto reale. Per questo il risultato è … entusiasmante e commovente, come dev’essere quando l’arte è veramente tale, cioè frutto del cuore, della mente, del mestiere.” (Claudio H. Martelli, 2000)

“… l’artista triestina è capace di percorrere la meravigliosa avventura di far rifiorire il sentiero antico ed entusiasmante che consente di cercare un contatto con l’Assoluto attraverso l’immagine sacra.” (Luisa del Campana 2005)

“La fedeltà al metodo antico, la sensibilità e la passione dell’artista… certamente sono coadiuvate da un sostanziale intuito personale, sul piano artistico e sacrale, che consente alla Franza di riorganizzare in chiave moderna il significato di solenne ed icastica autenticità dell’icona … senza approssimazioni o cadute di gusto.” (Marianna Accerboni 2005)

Annamaria Frisone /
31 ottobre – 13 novembre

Rovigno, la signora col cagnolino

Rovigno, la signora col cagnolino

Da sabato 31 ottobre, ore 17.
Prolusione critica di Gabriella Dipietro

Romantiche armonie

Il mare è come la musica: contiene e suscita tutti i sogni dell’anima. Un pensiero espresso da Carl Gustav Jung nel testo “Ricordi sogni e riflessioni” e che ben si adatta al tema di questa nuova mostra di Annamaria Frisone.
Artista triestina, ha lavorato per trent’anni come insegnante e ad un certo punto della propria vita ha deciso che era giunto il momento di dedicarsi ad altro. È stato allora che ha preso in mano pennelli, tavolozza e colori, iniziando a dipingere con una forte carica emotiva unita ad una grande passione.
Di matrice realista, la Frisone rappresenta il suo mondo interiore con declinazioni espressive composte da una trama di linee armoniose, sinuose, accentuando un segno che non viene, per scelta personale, sfumato nei contorni, con il chiaro intento di creare una linea separatrice di piani e spazi differenti.
Fil rouge dell’evento è l’armonia: il suono, il ritmo, la musica del mare, si accordano intimamente alle personali sinfonie cromatiche della pittrice.
Nelle opere esposte, si percepisce anche un languore di sapore romantico, con momenti squisitamente evocativi di atmosfere ricche di fascino ed eleganza. Una narrazione di luoghi e momenti, dove il tempo è sospeso; dove, a volte, si ha la precisa sensazione di trovarsi immersi in un mondo epico narrato dall’animo dell’artista, quale affascinante fusione di ricordi, di viaggi, di reminiscenze storiche, sensazioni e sogni.
A partire dal 2017 la sua attività espositiva è divenuta più intensa. Si segnala la partecipazione a diverse manifestazioni collettive e mostre personali in ambito regionale, in particolare, a Trieste, Muggia, Monfalcone e Grado.
Gabriella Dipietro

 

Concerto

Concerto

Ulivo millenario

Ulivo millenario

Il faro

Il faro

Mediterraneo

Mediterraneo

Livia Bussi / 17-30 ottobre

La mostra si può visitare da sabato 17 ottobre, dalle ore 17.
Vista la particolare situazione contingente si informa che l’accesso sarà regolamentato, per cui i fruitori sono pregati di visitare la mostra nell’arco temporale della sua durata.
Prolusione critica di Marianna Accerboni

Meditazioni

Meditazioni

Frammenti
Schiva e onirica, ritorna sulla scena espositiva la pittrice triestina Livia Bussi con un corpus di opere del tutto inedite, realizzate a pastello nel 2020. Un’atmosfera silente, eppure vibrante di vita, caratterizza i delicati lavori su carta, in cui l’artista racconta se stessa e lascia intravvedere con la consueta discrezione le proprie emozioni. Una poetica malinconia e tanta dolcezza pervadono le immagini come una carezza cromatica in cui la luce, sapientemente modulata dalla sensibilità dell’artista, crea un contrappunto
capace di generare un notevole pathos nel fruitore.
Il racconto della Bussi pone spesso l’uomo di fronte al mare, che rappresenta l’infinito, ma anche la fuga e l’anelato ritorno. L’Istria dell’infanzia con i suoi borghi intatti nel
tempo e nella memoria, riappare con la sua voce antica e una natura rigogliosa, silente e amica, il cui ricordo s’intreccia con quello delle coste liguri e tirreniche.

Barcolana

Barcolana

La casa natia

La casa natia

Le figure e l’atteggiamento degli esseri umani che popolano il paesaggio suggeriscono uno stato d’animo un po’ rassegnato, che trova tuttavia serenità e consolazione
nell’intimità dei rapporti con i propri simili e con la natura stessa. Il mare che brilla, attraverso un chiaroscuro accentuato, alla luce del sole o della luna rappresenta, là in
fondo, una speranza, una via d’uscita, una luce che ci salverà, quando saremo saliti su quella nave ammiccante che sfila attraverso le case lungo il porto.
Elegantemente surreale, sottilmente magica e nel contempo autobiografica e forse liberatoria, la pittura della Bussi ci conduce in quell’empireo o limbo che si situa fra la
nostra coscienza e la realtà, quasi una meditazione zen per esorcizzare il male e sperare ancora di poter andare verso la luce. Un simbolismo iconico accompagna la sua arte,
come un canto delle sirene, ammaliante, seducente, quasi terapeutico, come se in un contesto atarassico il male si potesse smorzare e tradurre nella luce.
Sembra di entrare nel mondo dei Nabis, artisti che tra fine Ottocento e inizio Novecento percorsero la strada del Simbolismo, interpretando in modo molto personale, attraverso
un’accentuata flessuosità della linea e una notevole morbidezza cromatica, il lessico simbolista e dedicandosi anche alle arti applicate, come fece pure la Bussi, che per
un certo periodo si dedicò ai disegni per stoffe. Donando tuttavia una maggiore essenzialità al linguaggio Nabis, termine di origine ebraica, che non a caso allude ai profeti.
Marianna Accerboni

Temporale in arrivo

Temporale in arrivo

Vicolo

Vicolo