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| Paolo Pascutto “Il cielo sopra Trieste” |
INAUGURAZIONE SABATO 9 FEBBRAIO ALLE ORE 18
Collettiva di pittura scultura e grafica contemporanea.
Scatti di-Versi
INAUGURAZIONE SABATO 26 GENNAIO ALLE ORE 18
All’alba di un giorno di sole
All’alba di un giorno di sole primaverile, seduta sul mio terrazzo e ascoltando il canto gioioso degli uccelli, ho pensato: “perché non abbinare i miei versi, pensieri semplici della nostra quotidianità, attimi di felicità alternati ad attimi di tristezza, ad una fotografia…? Un’immagine che metta in risalto con immediatezza il vero sentimento ed emozione del momento…“. Così ho pensato a Torresani. Così è nata la nostra mostra. Un incontro artistico basato su entusiasmo e professionalità, unione tra la luce dei versi e la luce della fotografia. La prima esperienza è andata bene, è piaciuta, capita ed apprezzata. Spero e mi auguro che in futuro faremo ancora qualche lavoro degno di Trieste, una città culturale molto critica, ma sicuramente una città dove il pubblico, se il lavoro è veramente buono, darà il giusto giudizio.
Lucy Saja Cacitti
Parole e immagini
Non sempre un testo scritto vive in funzione dell’immagine, può accadere un’inversione delle parti, come in “Scatti di-VERSI”. Pensiamo ad un’immagine non subordinata all’illustrazione di un testo ma dotata di una sua amplificazione realizzata con una personale interpretazione dello stesso. L’esperienza parole-immagini compiuta nel 2011 – su richie-sta di Lucy Saja Cacitti – mi ha spinto a continuare con rinnovata curiosità, anche nel 2012, nella traslazione di ulteriori personali interpretazioni visive di altri suoi testi. La scelta di alcuni “versi” – dalle liriche di Lucy Saja – è stata un’occasione per indagare in un linguaggio parallelo capace di attribuire al “verso”, nella sua stessa brevità, la funzione didascalica del-l’immagine delineandone una nuova emozione. Può accadere che parole e immagini concorrano alla determinazione di un senso univoco per evidenziare associazioni di sentimenti e di emozioni tipiche di una espressione poetica. Le presenti immagini, scaturite da una personale interpretazione, intendono liberare il concetto da qualsiasi intenzione dell’oggetto, non rappresentando ciò che rappresenta ma divenendo mediatrici di significati altri. A seguito di questa seconda esperienza credo fermamente nel connubio tra fotografia e poesia: qualcuno ha già operato in tal senso, forse altri seguiranno e forse qualche poeta a sua volta sentirà il bisogno di confrontarsi con l’arte fotografica, con reciproco beneficio nell’incontro tra parole e immagini. Con questo intendimento nasce, e riprende, l’operazione “Scatti di-VERSI” 2012. Buona lettura!
Giancarlo Torresani
BIOGRAFIE
LUCY SAJA CACITTI, di origini siciliane, vive a Trieste dalla nascita. La sua prima raccolta di liriche “Pensieri” è stata pubblicata nel 1979, seguita da “La Gabbia” (1980), “Una piccola storia qualunque” (1981), “Finestra Sulla Vita” (1988), “Luci e Ombre” (2008) e “Poesie senza confine” (2010).
Numerosi sono i premi ed i riconoscimenti ricevuti dalla critica in concorsi e manifestazioni culturali anche a livello internazionale.
GIANCARLO TORRESANI è nato a Malles Venosta (BZ) e risiede ora a Trieste. Da precedenti esperienze maturate nel campo delle arti figurative si dedica alla fotografia dagli anni sessanta.
Spesso coinvolto in seminari, workshop, lezioni, progetti editoriali ed espositivi, nel ruolo di docente e di recensore, svolge attività di operatore culturale e di critica fotografica in ambito FIAF come lettore dell’immagine singola e di Portfolio. Collabora con Istituzioni Pubbliche, Private, ed alcune riviste di settore.
Cromatismi e geometrie
di ROBERTO VIDALI
INAUGURAZIONE SABATO 12 GENNAIO ALLE ORE 18
Succhiando linfa vitale dai colori vibranti di un Matisse nel pieno del grido fauve o dalle impennate geometriche di un Braque, l’autore ci vuole sospingere dentro il suo universo fino a farci perdere il centro gravitazionale del nostro sapere che per conoscere pretende di riconoscere, e ci immette in un mondo solo apparentemente risolto, dove tutto si intreccia: il vecchio e il nuovo, l’allusione e la certezza, il domestico e il selvatico, l’albero con il cielo, la stanza con il panorama, il sogno con il ricordo. Pittura non come rimando, quindi, quella di Fontana, quanto inaspettato dejà vu che irrompe in un nuovo presente pittorico: una nuova storia da narrare che si alimenta di storie già sentite, come di filastrocca tramandata dalla tradizione orale, da generazione in generazione, lasciando che ognuno aggiunga una traccia personale, un qualcosa che diventa il solco del tempo e la forma del presente. … … E questo insieme di cose ritrovate, questo insieme di cose contemplate, sono come un dono che viene dagli dei, rappresentano, nel profondo, l’ennesimo capitolo dei Maestri del Colore che permette di raggiungere una verità più vera di quella inseguita dai naturalisti. Sì, perché se dinanzi a queste tele si possono raccogliere considerazioni stilistiche, estetiche o storiografiche, subito questa opprimente abitudine mentale viene soverchiata dalla beata e chiara presenza di un colore che tutto avvolge, tutto imbeve, tutto crea. … … Carlo Fontana può considerarsi figlio legittimo di una storia europea grande e illustre, fatta di tentativi più o meno riusciti, decisivi in tutto o in parte, ma sempre e solamente tesi verso la grandezza. È evidente, la statura consiste nella sfida, non nel risultato: la prima ci deve essere, il secondo può anche mancare, dato che il compito dell’artista è quello di tendere al risultato senza riuscire sempre a raggiungerlo, come bene ci ha insegnato tutta la spinta eroica dello spirito romantico.
Carlo Fontana è nato a Napoli nel 1951; vive e lavora a Casier (TV).
Compiuti gli Studi all’Accademia di Belle Arti di Napoli, Carlo Fontana dipinge forme ed oggetti quotidiani, forme ed archetipi del mondo mediterraneo, illuminati da una luce abbagliante, scomposta nei colori dell’iride attraverso nua struttura sfaccettata, in una pittura pastosa, luminosa e densa, ottenuta facendo uso di pigmenti sciolti nell’olio di lino cotto. La casa, l’albero, la caffettiera napoletana sono soggetti ricorrenti, collocati in un ambiente inondato di sole e bagnato di mare azzurro, come quello di Napoli, sua terra d’origine. Gli interni domestici sono affiancati dagli esterni, scorci di qualche ponte, di qualche isola veneziana non ben definita, ora il mulino a vento e seppure non vi è alcuna presenza umana l’uomo, l’ingegno dell’uomo, è presente nell’architettura e negli oggetti che ha costruito. Solo negli ultimi anni è comparsa la figura umana nei suoi lavori per sottolineare il rapporto con l’ambiente e per giungere nel ciclo Vogando e a sviluppare un rapporto tra mente e corpo e spazio circostante.