Zhou Zhiwei / 27 marzo – 9 aprile 2010



Volti

INAUGURAZIONE SABATO 27 MARZO ALLE ORE 18

BIOGRAFIA Nato a Shangai nel 1954, si dedica alla pittura dall’età di 9 anni.
Allievo di due famosi pittori cinesi ,Yu Yun-jie e Liu Kemin, ha completato gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Shangai.
Risiede in Italia dal 1980 dove ha frequentato i grandi maestri contemporanei quali Pietro Annigoni , Giacomo Manzù e Gregorio Sciltian. A Roma ha perfezionato la sua tecnica pittorica principalmente presso lo studio di Riccardo Tommasi Ferroni, uno dei maestri del citazionismo contemporaneo. Il suo realismo esce dai fondamenti della cultura a cui appartiene. Continua a fare ricerca e studio delle opere dei grandi maestri nei maggiori musei europei. La sua ricerca tende all’indefinito di cui è pervasa la forma, ma soprattutto il contenuto. La sua vita è dunque un lungo peregrinare tra Oriente e Occidente. Lui si considera “ospite” di entrambi. Ama fondere i due mondi, il suo pensiero affonda le radici nel taoismo filosofico. Il “Tao “, che significa “via”, è l’unità suprema in cui conciliano le opposizioni della vita; quello benefico (Yang) e quello dissolvitore (Yin)….
Le sue opere sono preferibilmente di grandi dimensioni. La tempesta, ad esempio, è di 250 centimetri per 550, Capriccio Veneziano misura 220 per 450, L’Autunno di Ulisse 280 per 500….Dell’ eccezionalità di queste tele scrive l’autorevole critico d’arte Mario De Micheli : “Quando io ho visto le sue opere sono rimasto meravigliato, non solo della sicura abilità ch’egli dimostrava, ma dell’intensità delle immagini ch’egli sapeva creare. Erano immagini concepite con ardita fantasia e ispirazione, sicure nei modi e nel sistema di affrontare i suoi temi. Quando , per fare un caso, ha affrontato Capriccio Veneziano,con la laguna e le vele spiegate sullo sfondo, ha voluto sinteticamente riunire antichi personaggi e personaggi moderni: una donna che fa la spesa, dei giovani che suonano, lui stesso che dipinge, un altro che legge il giornale, uomini seduti o in carrozzella, vari turisti che visitano la città…E su tutto, dominante, il Monumento a Goldoni del 1883, realizzato da Antonio del Zotto, che Zhiwei, arbitrariamente, ha spostato dalla sua sede, innalzandolo nella sua tela, alto nel cielo lagunare….. La trama intera della sua opera è ricca di fantasia e di perizia, di maestria e di esperienza. Egli rivela i suoi segreti tecnici e poetici senza difficoltà, perché di fatto non sono segreti: sono di sicura evidenza. In altre parole egli dipinge con estrema semplicità………” 
La maggior parte dei lavori di Zhou Zhiwei è stata realizzata negli studi di Roma e Vienna. Attualmente vive a Padova e alterna il lavoro in Italia e in Cina.
www.zhouzhiwei.org

Lojze Spacal / 13 – 26 marzo 2010

INAUGURAZIONE SABATO 13 MAGGIO ALLE ORE 18

BIOGRAFIA Lojze Spacal, italianizzato in Luigi Spazzal (Trieste, 15 giugno 1907 – Trieste, 6 maggio 2000), è stato un pittore italiano, esponente della comunità slovena in Italia. Nel 1930 viene arrestato con l’accusa di antifascismo e inviato al confino ad Accettura, in Basilicata. Durante gli anni del confino scopre la sua vocazione artistica. Nel 1934 si diploma al liceo artistico di Venezia. Comincia ad esporre le sue prime opere nel 1937.Nel 1942 viene reinviato al confino in Abruzzo e, in seguito, assegnato a un battaglione speciale di lavoro a Forte dei Marmi. Ciononostante, riesce a continuare ad esporre le sue opere tanto che, nel 1944, allestisce la sua prima personale. Nel 1948 partecipa per la prima volta alla biennale veneziana. Nel 1958 vince il Gran premio internazionale “per un disegnatore e incisore” alla Biennale di Venezia,nel 1959 il 2° premio alla Biennale internazionale d’arte grafica di Lubiana. Nel 1974 gli viene conferito il premio Prešeren, massimo riconoscimento artistico sloveno, ed il “San Giusto d’Oro” nel 1977. Nel 1998 gli viene dedicato un museo nel castello di San Daniele del Carso. (Wikipedia)
www.spacal.net

Adriano Fabiani / 13 – 26 febbraio 2010



Equilibri di segno e colore

INAUGURAZIONE SABATO 13 FEBBRAIO ALLE ORE 18

Adriano Fabiani espone dal 1967, praticamente da oltre quarant’anni, a Trieste soprattutto, ma non solo. Non è tuttavia un pittore facile da incontrare nelle gallerie e nelle rassegne di gruppo poiché lavora con discrezione evitando la replicazione dei soggetti più riusciti o richiesti dai collezionisti che pure ormai da tempo guardano con attenzione alla sua originale figurazione, alla compostezza degli equilibri di segno e colore che ne caratterizzano il linguaggio.
Fabiani negli anni giovanili è stato allievo di Giovanni Babuder, uno degli ultimi pittori plein air innamorati del paesaggio e della luce che, dopo gli studi all’Accademia di Bologna, aveva radunato accanto a sé un gruppo di giovani e giovanissimi ai quali seppe trasmettere non solo nozioni tecniche ma, soprattutto, l’amore per la pittura, l’equilibrio tra segno ordinatore e ricerca luministica, l’apertura in direzione del nuovo. Sulla base di un tale linguaggio di modalità postimpressionista andò innestandosi in Fabiani, fin quasi dagli esordi, un impianto spaziale attento alla lezione postcubista che, lungi dallo stravolgere un linguaggio, servì, paradossalmente, ad evidenziarne l’originalità, ad esaltare il gusto. Dal punto di vista tecnico Fabiani opera partendo da uno schema preciso attraverso il quale fissa il soggetto che gli viene suggerito dall’osservazione del vero: una prima stesura, quasi un ordito, fatto di segno marcato, di colore diluito, di scomposizione dei piani e di stilizzazione di elementi. Ma è nella seconda fase che il suo linguaggio, ormai inconfondibile tra gli artisti giuliani, si precisa attraverso un attento uso del colore adoperato corposamente, in impasti dai cromatismi preziosi che accentuano, a seconda delle necessità, morbidi valori tonali o effetti chiaroscurali più marcati. Sono vibrazioni allo stesso tempo di luce e di materia che accentuano i rapporti tra visione d’assieme e particolare, compendiandosi in armonioso dialogo.
Anni fa il critico Sergio Molesi mise in luce l’apparente semplicità del processo pittorico adottato da Fabiani avvertendo come, viceversa, si trattasse di un operare complesso, fortemente ordinato e di alto significato tecnico. Si aggiunga l’attenzione, mai venuta meno negli anni, e semmai sempre più intensa, per le modulazioni luministiche che sono il segno distintivo di questo descrittore poetico di paesaggi in cui si compendiano visione e meditazione. Questa mostra è chiara testimonianza di una maturazione costante, di un procedere convinto a conferma di un’autentica vocazione pittorica difesa con passione e dedizione nel corso del tempo, senza ricorrere a com-promessi che ne avrebbero stravolto l’essenza e vanificato il valore. (Claudio H. Martelli)

In un periodo storico come il nostro, in cui la creatività prende strade non sempre facilmente decrittabili, la pittura identificabile e genuina di Adriano Fabiani assume una funzione rasserenante e in un certo senso “didattica”, insegna cioè che l’equilibrio armonico del comporre i volumi nello spazio e un convincente contrappunto tonale non vanno mai fuori moda, anzi, rasserenano l’animo e la mente.
Così, devo dire, che da quando lo conosco, ho apprezzato la sua pittura fin da quando vidi, nella tipografia che gestiva in via della Fornace, un suo lavoro che rappresentava, con guizzo gestuale d’ispirazione espressionista, declinato con amore, una linotype. Da quell’opera degli anni sessanta, libera ed estrosa per la vivezza e l’immediatezza del tratto – un quadro da cui per altro Fabiani non si staccherebbe mai – la maturazione dell’artista si è articolata verso una direttiva meno libera e ardita, ma ugualmente capace di testimoniarne il talento innato verso una pittura sempre più luminosa, che non avrebbe bisogno di spiegazioni: un ordito ordinato e consequenziale nei confronti della realtà, pervaso dalla luce e dall’amore per la propria terra, Trieste, il mare, il Carso, riletti attraverso angolature e punti vista ariosi e generosi di particolari, a volte assurti a valenza simbolica, elegante e discreta.
Esperto nella grafica e di recente pure nella videoarte, l’artista dimostra in ogni sua opera un gentile e appropriato senso della misura e una perizia tecnica, che si avvale anche di una lieve soglia di matericità per aumentare la rifrazione della luce e la brillantezza dei colori. Figlio del suo tempo, ma anche consapevole interprete della tradizione, Fabiani è altresì un abile disegnatore, dote che gli consente di controllare con grande proprietà e sensibilità la composizione, sostenuta sempre da una griglia a matita o a carboncino a punta fine, declinata su una base di cementite trattata, come nelle opere recentissime. (Marianna Accerboni)

BIOGRAFIA Adriano Fabiani è stato per lungo tempo allievo del pittore Giovanni Babuder, al quale lo legò una profonda amicizia. Da lui apprese i rudimenti di una tecnica efficace e duttile e l’amore per una visione artistica che affonda le sue radici nell’idea impressionista.
Ha tenuto, dal 1967, oltre sessanta mostre personali, inoltre ha esposto in numerose rassegne collettive e di gruppo nazionali e internazionali in diverse città italiane: Udine, Gorizia, Pordenone, Grado, Monfalcone, Modena, Muggia, Milano, Padova, Roma, Trieste; ed all’estero: Slovenia, Croazia, Jugoslavia, Francia, Belgio, Germania, Austria, Svizzera, ottenendo numerosi premi e segnalazioni.
Ha partecipato nell’ambito dell’United Nations of The Arts Academy ai Simposi Internazionali d’Arte a Trieste nel 2002, Brioni (Croazia) nel 2004, Berchtesgaden (Germania) nel 2005, a Limana (Belluno) nell’ambito delle Mostre LimanArte nel centenario dello scrittore ed artista Dino Buzzati nel 2006, e nello stesso anno al Work in progress con artisti internazionali sloveni all’Ostello di Miramare e Mostra presso la Camera di Commercio di Trieste, all’8o Simposio a Muggia nel 2008. Sue opere si trovano, oltre che presso Enti e privati, anche presso la Pinacoteca Permanente dell’United Nations of Arts Academy di Trieste.
Si dedica inoltre all’incisione, alla scenografia, alla grafica pubblicitaria. Videomaker, produce e allestisce cortometraggi ed audiovisivi. Per la Fameia Muiesana attualmente organizza la Mostra degli Artisti Muggesani giunta quest’anno alla 32ª edizione.