Pino Ferfoglia / 22 maggio – 4 giugno 2010



La linea cromatica di Pino Ferfoglia
di MARIANNA ACCERBONI

INAUGURAZIONE 22 MAGGIO ALLE ORE 18.30

La rassegna propone una trentina di disegni a china colorati a tempera, realizzati dall’artista dagli anni ottanta agli anni duemila e ispirati in particolare al paesaggio carsico e al mare. Ritorna il segno luminoso e convincente di Pino Ferfoglia (Trieste, 1924 – 2007) con la sua vivace capacità narrativa, che sa intrecciare il colore della realtà a quello dei desideri, in una figurazione fantastica e ricca – in questo caso – di spunti da consumato illustratore.
Temperamento apparentemente scanzonato, lievemente e nascostamente lirico, come se si vergognasse un po’ di lasciarsi andare a una carezza, il pittore ha saputo comporre con i suoi disegni a china, colorati a tempera coprente, che lui chiamava tecniche miste, un universo festoso e intenso sotto il profilo cromatico: vedute che tracciano soprattutto il Carso, ma anche il mare, con delle intense testimonianze di Canovella de’ Zoppoli, e poi di Opicina e Muggia, nelle quali Ferfoglia si esprime in modo essenziale, razionale e nel contempo giocoso. Una scelta stilistica spontanea e immediata, che gli aveva meritato la stima del pubblico e della critica, fin dal 1950, anno in cui aveva iniziato la propria attività partecipando alle mostre universitarie.A quegli esordi seguirono varie, qualificate esposizioni nella città natale, a Milano, Roma, Napoli e in altre sedi italiane. Ma nel corso degli anni l’artista rimase sostanzialmente fedele al proprio stile pittorico, in cui s ‘intrecciano sfumature naive e fauviste e gli esiti della poetica impressionista ed espressionista dell’Europa del novecento. Una meta espressiva affinata tenacemente nel corso degli anni grazie anche alla frequentazione di vari corsi di figura e d’incisione e arricchita dal rapporto con artisti quali Cerne, Dequel, Brumatti, Bergagna, Rosignano e Sormani, con cui condivise anche la gioia di vivere.

Otilia Saldana / 8 – 21 maggio 2010



I colori di Panamà
di MARIANNA ACCERBONI

INAUGURAZIONE SABATO 8 MAGGIO ALLE ORE 18

Otilia Saldana porta a Trieste l’eco di antichissime civiltà, i cui decori venivano realizzati attraverso elementi e pigmenti naturali, con i quali le donne indigene kuna usavano dipingere il proprio corpo, realizzando ancestrali esempi di body painting e che l’artista riprende nei suoi lavori in modo originale e autonomo rispetto al tema del folklore: simboli e segni che furono adoperati in seguito dalle indios kunas anche per decorare la camicia e il vestito di uso quotidiano, chiamati mola, e per abbellire le altre parti composite del loro abbigliamento mediante la sovrapposizione di strati di tessuto opportunamente ritagliati e cuciti a formare disegni complessi e nel contempo essenziali, in cui si riflette la luce e la vitale poesia dei Tropici.
Se, nell’osservare le interpretazioni dei decori popolari e i personaggi ritratti da Otilia, che vanno a formare una pittura naturalmente armonica, è istintivo, in rapporto al suo cromatismo acceso, il riferimento all’arte della mitica pittrice messicana Frida Kahlo, la quale esorcizzò il dolore attraverso l’intensità della sua brillante tavolozza e delle sue pulsioni; né può mancare, nell’analisi dell’iterazione del suo segno lineare e incisivo, il riferimento al ritmo dell’arte Inca, che connotò molte aree dell’America del Sud attraverso il più vasto impero precolombiano del continente americano; né, per scivolare in ambito letterario – conclude Accerboni – si può scordare la magica atmosfera, la quale avvolge i racconti del grande scrittore colombiano Gabriel Garcia Márquez, assieme alla luce e al silenzio, che rendono abbacinanti e uniche le strade di Macondo in “Cent’anni di solitudine”.

BIOGRAFIA
Giunta, per gli accadimenti della vita, a Trieste a soli 25 anni proveniente da zone di sogno, come quella sottile lingua di territorio – il Panamà – che congiunge Pacifico e Atlantico, tra il Mar delle Antille, la Colombia e la Costa Rica, Otilia Saldana ci dona il sorriso, l’allegria e la poesia della sua gente che, nel cuore del centro America, prende ogni giorno la vita come viene e “vive quello che ha”. Dopo il matrimonio e la nascita del primo figlio, scopre in sé la passione per l’arte e vi si avvicina, frequentando, in una sorta di full immersion, l’atelier del pittore triestino Paolo Cervi Kervischer, attivo in particolare nell’ambito dell’espressionismo astratto. Dopo aver sperimentato l’acrilico, la tecnica mista e l’olio, sceglie quest’ultimo quale mezzo prediletto e attraverso tale miscela compone un universo vivacissimo e felice sotto il profilo cromatico, che rispecchia e interpreta in chiave contemporanea il mondo da cui l’artista proviene, una terra ricca di tradizioni e di bellezze ancora poco note, in cui la civiltà indigena s’intreccia a quella spagnola, presente sul territorio dal XVI secolo.

Claudio Bonanni / 24 aprile – 7 maggio 2010



INAUGURAZIONE SABATO 24 APRILE ALLE ORE 18

Claudio Bonanni è nato a Tivoli ( Roma ) il 29 Settembre 1960. 
Dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Roma,
dal 1980 al 1986, è andato a Parigi per studiare pittura, sotto la guida del maestro tiburtino Pio Santini che si era trasferito nella capitale francese cinquant’anni prima.
Qui ha avuto modo di approfondire la conoscenza degli impressionisti che aveva studiato nei primi anni,primo tra tutti Pissarro. Rientrato in Italia ha frequentato, a Roma, lo studio dello svedese Ernest Kronberg , lo stesso che fu di Antonio Canova,e a Tivoli quello di Lauri Leppanen,allievo prediletto di Oscar Kokoschka.
Dal 1989 si è trasferito a Udine, dove ha avuto modo di conoscere il maestro Fred Pittino e di frequentare assiduamente il suo studio.

In Friuli, Claudio Bonanni ha scoperto la montagna . E’ nata così una nuova grande passione: ai paesaggi natii, ai ritratti e ai soggetti marini si sono così aggiunti quelli montani, colti nei vari mutamenti stagionali,che tanto hanno impegnato il pittore in questi ultimi anni.
Tra le numerose mostre collettive e personali si possono annoverare quelle a Villa D’Este di Tivoli, alla Galleria Romana, al Castello di Mauterndorf ( Austria ), al Graf Bobby Salon di Vienna, all’ Italian Pavillon di Tokio, all’Istituto di Cultura di Atene, agli Antichi Arsenali di Amalfi,alla Galleria La Fenice di Udine, alla Galleria Comunale ” Le Logge ” di Assisi, alla Galleria Comunale di Sappada, alla Galleria Comunale di Trieste e all’ex Chiesa S.Michele Arcangelo di Tivoli .
Ognuna di esse ha riscosso sempre ottimi consensi di critica e di pubblico.
Significative in questi ultimi anni le amicizie strette con alcuni importanti maestri, quali Franco Polizzi a Roma, Ottavio Mazzonis a Torino, Ugo Guidi a Bologna.

www.claudiobonanni.com