Giorgio Schumann / 8 – 21 marzo

INAUGURAZIONE SABATO 8 MARZO, ALLE ORE 18.

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Perché 2, un titolo così essenziale? Un po’ perché è la seconda mostra personale presso la Galleria rettori Tribbio. Poi, perché si abbinano due percorsi diversi, due (delle tante) anime differenti dello stesso autore. Da una parte la pittura, questa volta a olio, legata a linguaggi tradizionali; dall’altra una irresisitibile attrazione per la Green Art, l’arte del riciclo: una nuova vita per gli oggetti di uso comune, che lasciano all’osservatore una parziale libertà di interpretazione e quindi un ruolo attivo nella fruizione dell’opera.

Giorgio Schumann è nato nel 1950 a Trieste, dove vive e lavora, disegna ininterrottamente sin dall’infanzia. Si laurea in Architettura a Venezia, affiancando allo studio diverse esperienze lavorative nel settore grafico-progettuale. Collabora strettamente con lo studio dell’architetto Romano Boico di Trieste, pratica la libera professione e poi insegna presso l’Istituto d’Arte “Nordio” di Trieste. Il fil rouge che accomuna molti dei suoi lavori, dai disegni, al collage, alle sculture, ormai da più di trent’anni, concerne il riuso di materiali di scarto, principalmente legno, ma anche metalli, plastica, carta.
Da qualche anno si concentra anche sulla pittura, producendo acrilici e oli sia su tavola che su tela. recentissime le contaminazioni tra tecniche scultoree e pittoriche.

Dyalma Stultus / 22 febbraio – 7 marzo

INAUGURAZIONE SABATO 22 FEBBRAIO, ALLE ORE 18.

Dyalma Stultus, Arno - Firenze

Dyalma Stultus / Arno – Firenze

Dyalma Stultus. Opere scelte di Marina Petronio
Ritorna con questa mostra nella sua città natale il pittore Dyalma Stultus (Trieste, 1901 – Darfo, 1977), artista eclettico ed intellettuale di grande interesse  per i legami culturali mantenuti nel corso del tempo con Trieste, in modo particolare, ma anche con triestini di successo attivi a Firenze nel secondo dopoguerra.
Dotato di talento innato e precoce, iniziò la sua carriera giovanissimo: iscritto a diciassette anni all’Accademia di Belle Arti di Venezia, vi si diplomò nel 1921 in “ornato e decorazione”, sotto la guida di Ettore Tito e Arturo Sézanne.
Già nel 1922 riuscì ad allestire a Ca’ Pesaro la sua prima mostra personale attirando attenzione ed elogi dai critici. Negli anni a seguire la sua fama si consolida con brillanti prospettive per il futuro, ma la morte del principe Alessandro di Torre e Tasso, suo ammiratore e mecenate, mettono una brusca fine a progetti di sviluppo e collaborazione. Dyalma Stultus fu comunque per il Castello di Duino, uno dei più importanti restauratori, come attesta la corrispondenza tra l’artista ed il principe.
A Firenze si trasferì nel 1941, stringendo amicizia con Felice Carena ed altri artisti italiani di spicco del Novecento; le sue scelte artistiche si svilupparono tuttavia indipendenti dalle tendenze e dalle mode del tempo.
Dedicò molti anni della sua vita all’insegnamento in istituti ed accademie d’arte, e numerose sono le sue opere conservate in collezioni pubbliche ed in raccolte private, dove possiamo ammirare splendidi ritratti.
Tante sono pure le sue opere, tra le quali ceramiche create in anni giovanili, purtroppo scomparse a causa di due guerre mondiali; tra esse si possono citare ad esempio, le scenografie dipinte per le feste che si svolgevano in casa Svevo.
Un capitolo a parte ma indispensabile per comprendere la personalità di Stultus, è costituito dal vastissimo corpus epistolare, destinato interamente per volontà della famiglia Stultus, all’Archivio di Stato di Trieste.
Dalla lettura delle lettere emerge un mondo di cultura che spazia dall’arte alla letteratura, al teatro, patrimonio degno di essere ricordato e valorizzato anche perché le testimonianze ivi contenute fanno riferimento a personalità profondamente legate alla cultura triestina, come Svevo, Joyce, Stuparich ed altri.
L’acquisizione dell’archivio Stultus costituisce quindi per Trieste un’importante contributo non solo per la storia dell’arte del Novecento, ma anche per la conoscenza culturale della città stessa.
Ha opportunamente osservato a proposito di Dyalma Stultus, in una sua nota critica Ugo Barlozzetti: “… La forza della civiltà triestina, la civiltà di una generazione non adeguatamente fortunata, comunque quella, tanto per citare qualche grande intellettuale, di Strehler o di de Banfield, non mi pare ancora adeguatamente studiata, anzi scoperta.”

Dyalma Stultus / Capri, terra dei sogni

Dyalma Stultus / Capri, terra dei sogni

Danilo Ceccone / 8-21 febbraio

INAUGURAZIONE SABATO 8 FEBBRAIO, ALLE ORE 18.

Gli acquarelli di Danilo Ceccone di Marianna Accerboni

L’acquarello – si sa – è la tecnica pittorica più difficile perché non consente ripensamenti. Intuizione, rapidità, un tocco agile, è quanto si richiede a un artista che si cimenti in questa via dell’arte complessa, anche se apparentemente semplice.
Danilo Ceccone è tutto ciò: capta con immediatezza l’atmosfera e l’anima dei luoghi e le declina, senza esitazioni, sulla carta. Dipinge una realtà solare, luminosa, una natura che sembra quasi sempre magicamente solcata dal vento. E con il pennello racconta dei suoi viaggi a Venezia, di cui coglie la liquida bellezza, della ventosa costa toscana in Maremma, delle pietre silenziose, degli angoli e delle luci del nostro Carso, della bellezza immanente del paesaggio innevato, riuscendo – ancora una volta istintivamente – a evolvere il proprio linguaggio dalla naturalezza di un gusto più propriamente narrativo, declinato attraverso i modi di un espressionismo dai tratti armoniosi e dai rimandi impressionisti, alla modernità di una sintesi essenziale e particolarmente interessante.
Senza seguire scuole o maestri, è sensibile alle aspirazioni estetiche del suo tempo, che asseconda con agile maestria. Il suo taglio espressivo porta tutta la joie de vivre dell’espressionismo mediterraneo, italiano e francese, lontano dall’introspezione e dalla drammaticità che quel movimento assunse nel mondo e nell’immaginario austro-tedesco; ma v’incontriamo anche tutta la cultura pittorica impressionista, nei confronti
della quale l’artista è coerente anche per il fatto di realizzare sempre i suoi lavori en plein air. In tal modo la sua pittura rappresenta una nota di leggera e luminosa bellezza, che ci accompagna fuori dal quotidiano con brio e un pizzico di poesia.

Danilo Ceccone proveniente da una famiglia di origine friulana, nasce a Pola (Istria) nel 1931. Nel ’47, a causa dell’Esodo, si trasferisce a Ragusa in Sicilia e si laurea a Palermo in Giurisprudenza. In quei luoghi inizia a dipingere alla fine degli anni ‘40, accanto a un cognato scultore, dedicandosi soprattutto al disegno e all’olio, per poi passare all’acquerello, e scegliendo così un’esperienza pittorica “senza rete”, poiché
appunto tale tecnica non ammette revisioni o emendamenti. L’esordio pittorico si svolge dunque nel clima vibrante del Fronte Nuovo delle Arti e della sua accezione neorealista, particolarmente sentita in Sicilia: un movimento rispetto al quale Ceccone preferì tenersi a latere, pur rimanendo attento ai problemi sociali e artistici dell’epoca. Da quell’esperienza trasse tuttavia una sensibilità espressionista, che da allora è rimasta intatta nella sua pittura. Nel ’57 ritorna a Trieste, dove continua a dipingere da autodidatta illuminato. Ha esposto raramente, per propria scelta, soprattutto negli anni ‘80