Gabriella Giurovich / 11 – 25 settembre 2009



Nuove rifrazioni
di MARIANNA ACCERBONI

INAUGURAZIONE VENERDÌ 11 SETTEMBRE ALLE ORE 19

Il colore, la luce e il sentimento sono protagonisti della pittura di Gabriella Giurovich, racchiusi in un’arte di riflessione e nel contempo di slancio: riflessione nei confronti della vita in senso lato e in senso contemporaneo, in cui protagonista costante è la figura umana, spesso raccolta in gruppi.
Attraverso tale modulo, che si ammanta di un gesto pittorico liberissimo e convincente, di matrice espressionista, la Giurovich affronta temi toccanti e di forte impatto emotivo come per esempio la Shoah, simbolizzata da corpi che escono dal fuoco o sono prostrati nel dolore: una visione che potrebbe risultare totalmente apocalittica, se il raggio di luce che caratterizza di consueto la sua pittura, non illuminasse l’azione e l’atmosfera, donando a quest’ultime il coraggio della speranza.
Autrice di tecniche miste dai colori sintonici e raffinati e dai contrappunti molto personali, la Giurovich sa compendiare una visione intensa e a volte drammatica della vita, colta anche nei suoi aspetti più crudi, con l’umanissima percezione e attitudine alla positività.
In termini stilistici la sua figurazione, che frequenta i parametri, le soluzioni e gli sviluppi dell’espressionismo figurativo tedesco – iniziato ai primi del novecento dal pittore norvegese Edward Munch, attivo all’epoca anche in Germania – si addolcisce in una maniera più soave e fiduciosa, offrendoci il racconto di una realtà tradotta anche in simboli, in cui è raccolto il pensiero d’avanguardia della mitteleuropa del novecento, sviluppatosi nelle Accademie di Monaco e di Vienna parallelamente all’analisi introspettiva condotta da Freud, ma nel cui ambito circola anche la magica fascinazione di Chagall

BIOGRAFIA Autodidatta fino al 2000, allorchè si trasferisce dal Veneto a Trieste, Gabriella Giurovich nel corso degli anni successivi, frequenta i laboratori di “nudo” di Giorgio Cisco, Raffaella Busdon e Franco Chersicola. Attualmente si dedica anche all’incisione sotto la guida del maestro Franco Vecchiet.
Ha partecipato a numerose collettive nel Triveneto, in Piemonte, in Sardegna, all’Isola d’Elba ed in Slovenia; ha al suo attivo mostre personali a Torino, Muggia ed a Trieste presso la Galleria Rettori Tribbio.
Il critico Massimo Centini di Torino nel 2008 ha definito la sua “…Pittura che implica un approccio intellettuale profondo, che si deve misurare con il risultato di una poetica complessa, ma non per questo inaccessibile: il tracciato pittorico, infatti, lascia aperta la porta su tutta una serie di opportunità dialettiche in cui ognuno di noi può dare corpo al proprio immaginario, ai simboli, anche agli incubi.”

Laura Pellicciari / 20 giugno – 3 luglio 2009



Il sentimento del numinoso
di MARCELLO LUCE

INAUGURAZIONE SABATO 20 GIUGNO ALLE ORE 18

Ascoltando attentamente i dipinti di questa artista ho sentito rinvenire un sentimento che, invero, quest’epoca ha da tempo sepolto e abbandonato.
È il sentimento del numinoso.
Se è vero, come è stato detto, che bisogna conoscere i diversi numina per conciliarseli, allora i tocchi e i tratti di Plllra sono il vissuto che ricompone i momenti successivi in cui prendono posto le azioni divine. Il rito, l’Indigitamenta, è la sua pittura che fa emergere l’istante in cui l’azione della potenza appare, si manifesta. Solo vedendoli in questa chiave riesco a non soccombere alle sue derive dei confini, a questo gonfiarsi degli orizzonti, ai cieli multipli e al mare vibrante. Riconoscendo questa apparizione, nutrendo questo sentimento, ecco che la pittura di Plllra fa sì che il genio di questi luoghi si instauri, nume tutelare, appunto. E di fronte a queste morbide infinità posso perdermi senza paura di ritrovarmi in solitudine.
C’è un altro carattere molto interessante che emerge da queste tele e che ho sottolineato più sopra affermando volontariamente che ho ”ascoltato” questi dipinti.
Col prolungarsi della contemplazione delle opere, anche in diverse condizioni di luce naturale, ho avvertito che hanno a che fare con qualcosa di sonoro, di musicale. Non vorrei azzardare, ma potrebbe trattarsi della teoria pitagorica della musica delle sfere e spiegata da Plotino nel modo seguente:”Vi sono delle armonie che sono mute ai sensi, eppure sono fonte delle armonie manifeste”. Sì. Ci sono dei quadri particolarmente riusciti di Plllra che emettono questo suono muto di fondo, il quale contribuisce alla percezione netta di un fremito, altrimenti inspiegabile a mio modo di vedere, che ti inquieta o pacifica, ti commuove o ti riempie di energia.
Finalmente ho trovato qualcosa di bello che ricollega al Mito, all’eterno racconto. E lo fa con la sensibilità femminile più chiara e trasparente, ben lontano dalle macchinosità cerebrali e post-uterine dei tanti (e tante) che sfaccendano il mondo dell’arte contemporanea.

BIOGRAFIA Laura Pellicciari, dopo aver conseguito la maturità scientifica nel 1995, si è laureata in Architettura presso lo IUAV di Venezia con tesi progettuale della relatrice Roberta Albiero. Consegue poi l’abilitazione professionale nel 2006.
Ha frequentato nel 2003 uno stage di formazione a Bali in Ubud su tecniche pittoriche discusse dal Prof. David Kung (amico di Hundertwasser).Si è dedicata alla realizzazione di modelli tridimensionali virtuali presso lo studio di architettura Pelmar.

Fabio Zubini / 6 – 19 giugno 2009



I ponti di Parigi
di MARIANNA ACCERBONI

INAUGURAZIONE SABATO 6 GIUGNO ALLE ORE 18

Ingegnere, pittore e scrittore, nonché raffinato collezionista, Zubini ricostruisce attraverso una poetica intensa e personale dei ponti di Parigi, il grande fascino della capitale francese e implicitamente allude all’importanza di un corso d’acqua nello sviluppo delle città europee. Alle immagini accosta con competenza e verve la narrazione storica, nella quale ricorrono lo stesso brio e la medesima puntualità che caratterizzano le vedute: mediante le immagini e la parola l’ingegnere scrittore e artista ci riconsegna dunque una città indimenticabile, in cui il dato storico e l’atmosfera impalpabile s’intrecciano, sottolineate da una logica storica degli eventi, che rende il libro un importante testimonianza per conoscere e interpretare la città.
Il modo discreto e silente, ma vivacemente partecipe nel gesto e nelle scelte cromatiche dal timbro caldo e luminoso, talvolta percorse da qualche tentazione fauve, con cui l’artista ricostruisce le architetture fluviali della capitale francese, ci conducono attraverso un gradevolissimo e scintillante itinerario virtuale, che della città sa cogliere con puntuale competenza le variegate presenze architettoniche, ma anche, con partecipazione emotiva, il fascino accattivante di atmosfere appartate, mentre lungo la Senna sembra di udire lo sciabordio dell’acqua e il suono delle sirene… Artista razionale e poetico Zubini fornisce una visione sottilmente non comune dei luoghi, in cui l’essere umano è quasi sempre assente: un’astrazione dal reale, personale, ricca di forza e di acuta sensibilità.

BIOGRAFIA Fabio Zubini è nato a Trieste nel 1926. Si è laureato in ingegneria industriale meccanica presso l’Università degli Studi di Trieste nel 1950 e subito dopo la laurea ha lasciato Trieste restando per ventitre anni lontano dalla sua città natale: ha passato tutta la sua vita di lavoro nell’industria petrolifera. Dopo tre edizioni, pubblicate rispettivamente nel 1969, nel 1972 e nel 1981 dalla casa editrice “Bordas, Dunod, Gauthier-Villars” di Parigi, nel 1992 ha dato alle stampe la quarta edizione di un dizionario dei termini petroliferi in inglese e francese (Les termes pétroliers/Petroleum Terms, Edizioni “Italo Svevo”, volume di 818 pagine con oltre 20.000 voci), diffuso nei paesi francofoni e anglofoni, che gli ha valso ampi riconoscimenti internazionali. Nel dicembre 1985, con un suo racconto Roiano, ambientato negli anni ’30, nel quale ricorda i meravigliosi anni della sua infanzia, ha ottenuto la medaglia di bronzo al “Premio Letterario Leone di Muggia”. Il racconto è stato dato alle stampe in un libretto di 60 pagine andato rapidamente in esaurimento, al quale sono seguiti sedici corposi volumi sulla storia dei rioni di Trieste, pubblicati dalle Edizioni “Italo Svevo”.
Durante la sua permanenza decennale per lavoro a Parigi, dal 1965 presso la Compagnie Française des Pétroles-TOTAL, l’autore, ha avuto – come direbbero i francesi – la pittura come “violon d’Ingres” (il pittore che amava suonare il violino): ha dipinto infatti più di ottocento vedute della “Ville Lumière”, all’olio (in gran parte nel formato 10 F, cm 55 x 46) e all’inchiostro di china: ha esposto le sue tele a Parigi (Chambre de Commerce Italienne 1972, dove al vernissage era presente tra altri personaggi importanti lo scrittore Dino Segre detto Pitigrilli, Salon de l’Art Libre 1972 e 1973, Salon Populiste 1973, Salon de la Société Nationale des Beaux-Arts 1973, Salon d’Automne 1973, Salon de la Société des Artistes Français 1975, Salon des Artistes Indépendants 1977), a Deauville, a Trieste (sette volte alla Sala Comunale di piazza Unità d’Italia, quattro alla Cartesius e in altre gallerie) e in diverse città italiane.

testo.

Inaugurazione della mostra personale di Fabio Zubini Riprese e scelta musicale di Guido Roberti Montaggio audio e video di Massimo Petronio