Dyalma Stultus / 3 – 16 dicembre 2011



La poesia del paesaggio
di MARINA PETRONIO

INAUGURAZIONE SABATO 3 DICEMBRE ALLE ORE 18

Ritorna con questa mostra nella sua città natale il pittore Dyalma Stultus (Trieste, 1901 – Darfo,1977), artista eclettico ed intellettuale di grande interesse per i legami culturali mantenuti nel corso del tempo con Trieste, in modo particolare, ma anche con triestini di successo attivi a Firenze nel secondo dopoguerra.
Dotato di talento innato e precoce, iniziò la sua carriera giovanissimo: iscritto a diciassette anni all’Accademia di Belle Arti di Venezia, vi si diplomò nel 1921 in “ornato e decorazione”, sotto la guida di Ettore Tito e Arturo Sézanne.
Già nel 1922 riuscì ad allestire a Ca’ Pesaro la sua prima mostra personale attirando attenzione ed elogi dai critici. Negli anni a seguire la sua fama si consolida con brillanti prospettive per il futuro, ma la morte del principe Alessandro di Torre e Tasso, suo ammiratore e mecenate, mettono una brusca fine a progetti di sviluppo e collaborazione. Dyalma Stultus fu comunque per il Castello di Duino, uno dei più importanti restauratori, come attesta la corrispondenza tra l’artista ed il principe.
A Firenze si trasferì nel 1941, stringendo amicizia con Felice Carena ed altri artisti italiani di spicco del Novecento; le sue scelte artistiche si svilupparono tuttavia indipendenti dalle tendenze e dalle mode del tempo.
Dedicò molti anni della sua vita all’insegnamento in istituti ed accademie d’arte, e numerose sono le sue opere conservate in collezioni pubbliche ed in raccolte private, dove possiamo ammirare splendidi ritratti.
Tante sono pure le sue opere, tra le quali ceramiche create in anni giovanili, purtroppo scomparse a causa di due guerre mondiali; tra esse si possono citare ad esempio, le scenografie dipinte per le feste che si svolgevano in casa Svevo.
Un capitolo a parte ma indispensabile per comprendere la personalità di Stultus, è costituito dal vastissimo corpus epistolare, destinato interamente per volontà della famiglia Stultus, all’Archivio di Stato di Trieste.
Dalla lettura delle lettere emerge un mondo di cultura che spazia dall’arte alla letteratura,al teatro, patrimonio degno di essere ricordato e valorizzato anche perché le testimonianze ivi contenute fanno riferimento a personalità profondamente legate alla cultura triestina, come Svevo, Joyce, Stuparich ed altri.
L’acquisizione dell’archivio Stultus costituisce quindi per Trieste un’importante contributo non solo per la storia dell’arte del Novecento, ma anche per la conoscenza culturale della città stessa.
Ha opportunamente osservato a proposito di Dyalma Stultus, in una sua nota critica Ugo Barlozzetti: “… La forza della civiltà triestina, la civiltà di una generazione non adeguatamente fortunata, comunque quella, tanto per citare qualche grande intellettuale, di Strehler o di de Banfield, non mi pare ancora adeguatamente studiata, anzi scoperta.”

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