Adriano Fabiani / 19 marzo – 1 aprile

INAUGURAZIONE SABATO 19 MARZO ALLE ORE 18

Barche a Maljnska 40x58

Barche a Maljnska

Altre storie di luoghi di Walter Chiereghin
La prima cosa che colpisce in Adriano Fabiani è l’eccezionale coerenza formale con la mostra di uno o più anni prima, ma a un’osservazione più attenta si nota invece che – fermi restando i presupposti espressivi che ne individuano la continuità – ci si trova di fronte a un’appena percettibile variazione della tecnica esecutiva. È un procedere per approfondimento e non già per superamento delle qualità formali in precedenza acquisite.
Così, anche in questa personale, assistiamo a una serie di accorgimenti esecutivi che rendono leggerezza alle stratificazioni del colore sulla tela, a cominciare dalla tinta rosata che l’artista ottiene pigmentando leggermente il bianco del fondo su cui poi interverrà con pennelli e spatole, riuscendo in tal modo a ottenere una morbidezza tonale difficilmente conseguibile con mezzi più tradizionali, potendo sfruttare il rosa delicato dello strato di fondo. Su questo colore, come sempre deciso e con qualità a volte espressionistiche, si addensa in stratificazioni successive, fino a conseguire il risultato cromatico e di atmosfera che la sensibilità di Fabiani giudica corrispondente a quella che è stata l’intuizione creativa che ne ha mosso i primi abbozzi di quella che, opera ormai finita, è alla fine offerta alla vista dei fruitori.

Pirano - Il vecchio bragozzo

Pirano – Il vecchio bragozzo

Osservando da vicino la tela, perdendo quindi la visione dell’insieme, è possibile scorgere la fine traccia di tale lavoro, quasi in una scoperta archeologica di sovrapposizioni che raccontano la storia del dipinto, che spesso è in corrispondenza con la storia del soggetto rappresentato, sempre rigorosamente un paesaggio.
E qui alla coerenza formale di una pittura che si approfondisce nella ricerca senza mai venire meno all’esigenza di rimanere ancorata ai propri presupposti, si salda con la fedeltà all’ispirazione primitiva che per Fabiani è sempre l’interpretazione del paesaggio, che, com’è noto, non è, semplicemente, quanto vediamo attorno a noi, ma piuttosto quanto sappiamo, o crediamo di sapere, circa gli aspetti, naturalistici o artificialmente introdotti dall’opera dell’uomo, che concorrono a renderlo così com’è,ma anche come sappiamo che si è determinato nel suo divenire storico, saperi che abbiamo ereditato dai nostri studi, oppure anche dal formidabile e fuorviante strumento della nostra fantasia.
Quanto mai opportuna, dunque, l’intitolazione che Fabiani ha inteso proporre per questa sua personale triestina, “Altre storie di luoghi”, mettendo assieme il dato cronologico con quello topografico, conscio che non può darsi l’esibizione di una geografia senza che a questa sia sottesa la sua storia, quanto cioè concorre ad trasformare un luogo in qualcosa che appartiene in prima istanza all’interiorità di chi lo osserva ed alla sua capacità di porsi in relazione ad esso come a una parte di se stesso, riuscendo nel piccolo quotidiano miracolo di far collimare la visione di quanto è all’esterno con la parte di tale materia che è invece dentro di noi.

Tranquillità in laguna 48x70

Tranquillità in laguna

Androna degli Orti 57x30

Androna degli Orti

Adriano Fabiani / 20 ottobre – 2 novembre

Storie di luoghi
INAUGURAZIONE SABATO 20 OTTOBRE ALLE ORE 18 
Una mostra di ottimo livello presso la Galleria Rettori Tribbio del pittore Adriano Fabiani, artista muggesano noto anche per la sua attività di animatore artistico e grafico che si dedica da lunghi anni pure alla fotografia e alla cinematografia, ha presentato una serie di opere recenti che sono la testimonianza di come sia possibile, pur rimanendo fedeli al proprio mondo figurativo, conservare non solo la freschezza ma aggiornare il linguaggio quasi cercando di raccontare con le sue tele una storia del luogo che ritrae. Fabiani è sempre rimasto legato alla veduta, al paesaggio, fin dal tempo in cui muoveva i primi passi a quella scuola di vita ed arte tenuta bonariamente durante tutti i giorni e le domeniche d’estate dal pittore Giovanni Babuder, suo maestro, uno degli ultimi animatori di alto livello del genere, al quale piaceva circondarsi di giovani allievi ed amici innamorati dell’arte verso i quali era prodigo di insegnamenti e suggerimenti. Erano gli anni settanta, tempo in cui non era raro incontrare pattuglie di pittori plein air lungo le stradine del Carso, Barcola e verso Grado, nei quali ogni anno i vari sodalizi artistici organizzavano frequentatissime competizioni ex tempore.
Lezione preziosa e ben assimilata da Fabiani che attraverso Babuder, formatosi a sua volta all’Accademia di Belle Arti di Bologna sotto la guida di Giorgio Morandi, seppe impossessarsi di un gioioso luminismo che, a differenza del maestro, non tradusse però in schemi postimpressionisti ma secondo un linguaggio personale frutto di morbida mediazione tra lezione espressionista e cubista. Una pittura corposa, efficace e mai didascalica, di un verismo trasformato che talvolta sapeva scomporsi in tensioni astratte.
Questa mostra, salvo qualche eccezione di chiaro vedutismo, ha allineato alcuni pezzi di pregevolissima fattura come ”Barche a Rovigno”, molto ammirato, e ”Il gelso dei Fabiani a Kobdilj” chiaramente ispirato alla saga familiare magistralmente descritta nel bel romanzo autobiografico del Ferrari.

Claudio H. Martelli (da Trieste ArteCultura – febbraio 2010 N. 144)

ADRIANO FABIANI è stato per lungo tempo allievo del pittore Giovanni Babuder, al quale lo legò una profonda amicizia. Da lui apprese i rudimenti di una tecnica efficace e duttile e l’amore per una visione artistica che affonda le sue radici nell’idea impressionista.
Ha tenuto, dal 1967, sessantacinque mostre personali, inoltre ha esposto in numerose rassegne collettive e di gruppo nazionali e internazionali in diverse città italiane: Udine, Gorizia, Pordenone, Grado, Monfalcone, Modena, Muggia, Milano, Padova, Roma, Trieste; ed all’estero: Slovenia, Croazia, Jugoslavia, Francia, Belgio, Germania, Austria, Svizzera, ottenendo numerosi premi e segnalazioni.
Ha partecipato nell’ambito dell’United Nations of The Arts Academy ai Simposi Internazionali d’Arte a Trieste nel 2002, Brioni (Croazia) nel 2004, Berchtesgaden (Germania) nel 2005, a Limana (Belluno) nell’ambito delle Mostre LimanArte nel centenario dello scrittore ed artista Dino Buzzati nel 2006, e nello stesso anno al Work in progress con artisti internazionali sloveni all’Ostello di Miramare e Mostra presso la Camera di Commercio di Trieste, all’8º Simposio a Muggia nel 2008, a Salisburgo presso la Sala del Municipio con la mostra ”Trasversalità, Arte triestina a Salisburgo” nel 2010. Le sue opere figurano presso collezioni private ed Enti e alla Pinacoteca Permanente dell’United Nations of Arts Academy di Trieste.
Si dedica inoltre all’incisione, alla scenografia, alla grafica pubblicitaria. Fotografo e videomaker, produce e allestisce cortometraggi ed audiovisivi. Per la Fameia Muiesana attualmente organizza la Mostra degli Artisti Muggesani giunta quest’anno alla 34ª edizione.

Questa mostra è dedicata all’amico Claudio H. Martelli, scomparso nel 2011. 



Adriano Fabiani / 13 – 26 febbraio 2010



Equilibri di segno e colore

INAUGURAZIONE SABATO 13 FEBBRAIO ALLE ORE 18

Adriano Fabiani espone dal 1967, praticamente da oltre quarant’anni, a Trieste soprattutto, ma non solo. Non è tuttavia un pittore facile da incontrare nelle gallerie e nelle rassegne di gruppo poiché lavora con discrezione evitando la replicazione dei soggetti più riusciti o richiesti dai collezionisti che pure ormai da tempo guardano con attenzione alla sua originale figurazione, alla compostezza degli equilibri di segno e colore che ne caratterizzano il linguaggio.
Fabiani negli anni giovanili è stato allievo di Giovanni Babuder, uno degli ultimi pittori plein air innamorati del paesaggio e della luce che, dopo gli studi all’Accademia di Bologna, aveva radunato accanto a sé un gruppo di giovani e giovanissimi ai quali seppe trasmettere non solo nozioni tecniche ma, soprattutto, l’amore per la pittura, l’equilibrio tra segno ordinatore e ricerca luministica, l’apertura in direzione del nuovo. Sulla base di un tale linguaggio di modalità postimpressionista andò innestandosi in Fabiani, fin quasi dagli esordi, un impianto spaziale attento alla lezione postcubista che, lungi dallo stravolgere un linguaggio, servì, paradossalmente, ad evidenziarne l’originalità, ad esaltare il gusto. Dal punto di vista tecnico Fabiani opera partendo da uno schema preciso attraverso il quale fissa il soggetto che gli viene suggerito dall’osservazione del vero: una prima stesura, quasi un ordito, fatto di segno marcato, di colore diluito, di scomposizione dei piani e di stilizzazione di elementi. Ma è nella seconda fase che il suo linguaggio, ormai inconfondibile tra gli artisti giuliani, si precisa attraverso un attento uso del colore adoperato corposamente, in impasti dai cromatismi preziosi che accentuano, a seconda delle necessità, morbidi valori tonali o effetti chiaroscurali più marcati. Sono vibrazioni allo stesso tempo di luce e di materia che accentuano i rapporti tra visione d’assieme e particolare, compendiandosi in armonioso dialogo.
Anni fa il critico Sergio Molesi mise in luce l’apparente semplicità del processo pittorico adottato da Fabiani avvertendo come, viceversa, si trattasse di un operare complesso, fortemente ordinato e di alto significato tecnico. Si aggiunga l’attenzione, mai venuta meno negli anni, e semmai sempre più intensa, per le modulazioni luministiche che sono il segno distintivo di questo descrittore poetico di paesaggi in cui si compendiano visione e meditazione. Questa mostra è chiara testimonianza di una maturazione costante, di un procedere convinto a conferma di un’autentica vocazione pittorica difesa con passione e dedizione nel corso del tempo, senza ricorrere a com-promessi che ne avrebbero stravolto l’essenza e vanificato il valore. (Claudio H. Martelli)

In un periodo storico come il nostro, in cui la creatività prende strade non sempre facilmente decrittabili, la pittura identificabile e genuina di Adriano Fabiani assume una funzione rasserenante e in un certo senso “didattica”, insegna cioè che l’equilibrio armonico del comporre i volumi nello spazio e un convincente contrappunto tonale non vanno mai fuori moda, anzi, rasserenano l’animo e la mente.
Così, devo dire, che da quando lo conosco, ho apprezzato la sua pittura fin da quando vidi, nella tipografia che gestiva in via della Fornace, un suo lavoro che rappresentava, con guizzo gestuale d’ispirazione espressionista, declinato con amore, una linotype. Da quell’opera degli anni sessanta, libera ed estrosa per la vivezza e l’immediatezza del tratto – un quadro da cui per altro Fabiani non si staccherebbe mai – la maturazione dell’artista si è articolata verso una direttiva meno libera e ardita, ma ugualmente capace di testimoniarne il talento innato verso una pittura sempre più luminosa, che non avrebbe bisogno di spiegazioni: un ordito ordinato e consequenziale nei confronti della realtà, pervaso dalla luce e dall’amore per la propria terra, Trieste, il mare, il Carso, riletti attraverso angolature e punti vista ariosi e generosi di particolari, a volte assurti a valenza simbolica, elegante e discreta.
Esperto nella grafica e di recente pure nella videoarte, l’artista dimostra in ogni sua opera un gentile e appropriato senso della misura e una perizia tecnica, che si avvale anche di una lieve soglia di matericità per aumentare la rifrazione della luce e la brillantezza dei colori. Figlio del suo tempo, ma anche consapevole interprete della tradizione, Fabiani è altresì un abile disegnatore, dote che gli consente di controllare con grande proprietà e sensibilità la composizione, sostenuta sempre da una griglia a matita o a carboncino a punta fine, declinata su una base di cementite trattata, come nelle opere recentissime. (Marianna Accerboni)

BIOGRAFIA Adriano Fabiani è stato per lungo tempo allievo del pittore Giovanni Babuder, al quale lo legò una profonda amicizia. Da lui apprese i rudimenti di una tecnica efficace e duttile e l’amore per una visione artistica che affonda le sue radici nell’idea impressionista.
Ha tenuto, dal 1967, oltre sessanta mostre personali, inoltre ha esposto in numerose rassegne collettive e di gruppo nazionali e internazionali in diverse città italiane: Udine, Gorizia, Pordenone, Grado, Monfalcone, Modena, Muggia, Milano, Padova, Roma, Trieste; ed all’estero: Slovenia, Croazia, Jugoslavia, Francia, Belgio, Germania, Austria, Svizzera, ottenendo numerosi premi e segnalazioni.
Ha partecipato nell’ambito dell’United Nations of The Arts Academy ai Simposi Internazionali d’Arte a Trieste nel 2002, Brioni (Croazia) nel 2004, Berchtesgaden (Germania) nel 2005, a Limana (Belluno) nell’ambito delle Mostre LimanArte nel centenario dello scrittore ed artista Dino Buzzati nel 2006, e nello stesso anno al Work in progress con artisti internazionali sloveni all’Ostello di Miramare e Mostra presso la Camera di Commercio di Trieste, all’8o Simposio a Muggia nel 2008. Sue opere si trovano, oltre che presso Enti e privati, anche presso la Pinacoteca Permanente dell’United Nations of Arts Academy di Trieste.
Si dedica inoltre all’incisione, alla scenografia, alla grafica pubblicitaria. Videomaker, produce e allestisce cortometraggi ed audiovisivi. Per la Fameia Muiesana attualmente organizza la Mostra degli Artisti Muggesani giunta quest’anno alla 32ª edizione.